adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Parole Presenti

Non vedevo l’ora di dare questo annuncio, e finalmente il momento è arrivato.

Sto parlando della pubblicazione, per Le Mezzelane, del mio ultimo lavoro: Parole Presenti.

Spero di avervi tra i lettori.

 

P.S.

Purtroppo, a causa di un imprevisto, c’è stato un piccolo slittamento in avanti nelle date  di pubblicazione.

Vi darò maggiori ragguagli la settimana prossima!

Buon fine settimana.

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Canzone

Frugando, ho ritrovato un vecchio testo, che poi venne musicato. Lo avevo scritto per un mio spettacolo di cabaret, un monologo andato in scena molto ma molto tempo fa. Nel rileggerlo oggi provo un po’ di tenerezza, comunque mi fa ancora sorridere e allora, beh… eccolo.

Canzone dell’outsider

Mi è stato detto: “Un giorno, vedrai sarai felice, robusta crescerà la tua radice!”.

Ma io, da piccolina, storcevo il naso sempre, di diventare un baobab, non m’importava niente. Volevo essere stelo, fluttuare come un velo, rincorrere il successo mi pareva un po’ da ossesso.

Il peso del successo è da elefante, per me il successo è solo una troia gigante, io questo l’ho capito perché da passante, ho visto un ricco manager buttarsi giù dal ponte.

Mangiavo solo pere, ma le volevo intere: la frutta senza buccia che aria spenta e squalliduccia! Dicevano: “Che sciocca, detesta l’albicocca, ci sputa l’amarena, non sarà giammai serena!”.

Il peso del successo è piombo fuso, per questo chi lo ottiene è spesso deluso, pertanto griderò fino a che ce la faccio: “Il prezzo del successo è un gran catenaccio!”.

Mia madre ripeteva: “Hai già la testa a pera, o cambi o la tua vita sarà dura!”.

Adesso son cresciuta, però non ravveduta, mantengo quell’aspetto da sventata… Non voglio avere niente che ingombri la mia mente, mi piace divagare e da sola ci so stare…

Non sempre chi si ostina ha un buon risultato, l’amore fugge via se si sente braccato, può essere che sbagli, non è dimostrato, ma spesso chi non cerca poi viene trovato.

E dunque, appena posso: via, giù a pedalare! Più lenta, più veloce, non sto a raccontare; le piante, i fiori, i prati io vedo sfilare e libera nel vento continuo a cantare!

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Un nuovo aprile

Ne sono certa:

cogli ogni mio pensiero

al primo sboccio.

 

La primavera invita

a far scorta d’amore.

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26 marzo

Bruno l’insetto:

lungo il balcone ronza

la primavera.

Odoro nel mio piatto

l’insalata di viole.

Buona Pasqua a tutti!

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Diciotto marzo

In questi giorni piovosi si accavallano attimi, li ascolto nella musica, provo a sventrarli e a dilatarli, a osservarli nella sequenza coreografica che sto cercando di montare insieme alle giovani allieve del corso di teatro-danza in cui insegno, in vista del saggio di fine anno. Ardua impresa. Impossibile rendere la molteplicità, le sfumature dei fuggevoli istanti di cui le nostre giornate si compongono. A volte questa consapevolezza si fa più acuta, quasi dolente. Viene la voglia di lasciar perdere ogni tentativo di trasposizione espressiva, disperatamente monca. Manchevole sempre la visione, l’aspirazione a un condiviso sentire.  Chissà se la parola -almeno a tratti- può farsi ponte tra gli uomini.

Stupore, rabbia

attimi sempre in guerra

ad ogni passo.

In quale direzione

camminiamo nel tempo?

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Passaggi di stato

Imperscrutabile

la volontà di pioggia

come di pianto

che ha perduto

il sale.

Ineludibile

il messaggio del sogno

rivelatore

di quello che è

il reale.

Sotto ghiaccio

mi metto

o perdo forma

mentre archivio

domande

mai evase.

Pedante

-mi si dirà-

di cuore avara.

Eppure c’è

un eringio

sotto sterno

che gonfia, preme,

tenta di affiorare,

un profluvio di alghe

senza nome,

specie bastarde

prive di menzione.

E nel caos

di quel verde

da fiumana

qualche grumolo

scorre:

in filigrana.

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Elleboro

Stella di frutti

a febbraio sussurri:

– sarò il tuo fiore.

A invernali promesse

voglio credere ancora.

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Geme ogni stelo:

cielo e terra in amore

nel temporale.

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La Biblioteca degli Alberi

Annuncio oggi che tra i #PercorsiPoetici del nascente parco La Biblioteca degli Alberi, a Porta Nuova (Milano) comparirà (incisa su lamiera e applicata su base in calcestruzzo) una mia breve poesia: un haiku. Al concorso PercorsiPoetici hanno partecipato più di 500 componimenti e ne sono stati selezionati 20.

Felice di sapere che a breve questa mia frase farà compagnia a chi cammina tra gli alberi.

Quando fiorisci/ la terra s’innamora/ pianta di tiglio.

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Altrove

Io appartengo alla musica orientale

alle liane intrecciate sopra l’acqua

a finestre barrate per le scimmie

a occhi neri nel buio lampeggianti.

Dalle genti sull’Arno non discendo

né da chi sopra gli acini pigiava.

Già una nota di ottone mi sospinge

nei territori a est, oltre il confine.

Mi ritrovo a danzare sulle sponde

del Milijacka, sui ponti a Sarajevo.

A infiorare i capelli con le rose

a ruotare la gonna variopinta.

La voce a modulare come un’onda

annusando l’odore delle spezie

a seguire le spire dell’incenso

a invocare la pioggia sui banani.

Mi sottrasse alla fame un dio pietoso

e a sanguinose guerre fratricide.

Ringrazio oggi chi di me ebbe cura

ma sono altrove quando il fiato suona.

Altrove canto.

Altrove, altrove, altrove.

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