adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

TRA VENATURE / TI SCORGO IN TRASPARENZA / QUASI NATALE.

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Così

Così di solitudine

agghindata

m’aggiro lieve

in mezzo alle parole

libertà privilegio

bambù in resta

vento ocarina

canone che soffia

eppure anche

malattia dell’oggi

inane fiore

pervasivo dono

a un occidente

che si tiene colto.

Scomparso amore

sogno dirupato

mio ibisco rosso

della vita sale

speranza in dote

alla materia oscura

in compagnia starò

di un secco manto

lanciato a terra

quando dio lo vuole

a benedire

l’aritmia dei lampi

bacche in scompiglio

smadonnanti cari.

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Vi ninno foglie: / canto finché non siete / accartocciate.

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MUOVO LE DITA:
PENNELLANDO PER ORE
CELEBRO ISTANTI.

Melagrana spaccata

La mer

Questo è un post di mare. Post in prosa, giacché il mare è madre, quotidiana gioia,  lieve tuffo al cuore nel ritrovarsela davanti al mattino come da bambini, mentre scaldava il bricco del latte a noi che poco prima di vestirci per andare a scuola ancora ci strofinavamo gli occhi ed eravamo così lenti da costringerla a farci fretta per non arrivare in ritardo a rischio di apparire sempre noiosa, pedante, rompiscatole. Le sue raccomandazioni erano ipnotiche litanie da risacca,  perché il mare è “la mer”, come ripete anche la nota canzone francese. In questi giorni ho respirato la sua aria profumata, mi sono immersa nei suoi colori; sono rimasta incantata a osservare i suoi lunghi riccioli bianchi. “La mer” è una donna attempata, anzi, una donna senza tempo capace di aspettare. Manca, in questa città frenetica. Mancano quei riflessi d’onda su cui gli occhi si divertono a ballare, quegli spruzzi salmastri che arrossano le sclere. E’  lontana, la mer, eppure non tradisce. Resta. A volte si lascia attraversare, altre è impenetrabile, ostile. – Se non righi diritto ti  mando a monte! – minaccia.

Nelle acque nessun confine. Morte e vita indissolubili, a fluttuare.

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Callicarpa

Non so la parte mai

non so la parte

rinuncio al ruolo

sasso con il foro

pietra bucata

quasi mitragliata

pizzichi vuota

gola rinsecchita.

Con gran fatica

arranca ogni pensiero

neonato nero

sguardo celestiale.

Non so la parte io

mi tiro indietro

e frugo frugo

in cerca del copione

che mi è sottratto

perché già mutato

nelle battute

personaggi

trama.

Smarriti appunti

note d’intenzioni

al posto loro

dei romanzi fiume

che non potrò all’intero

recitare giacché sì

tutto son tenuta a dire

prima che il giorno

faccia colazione.

Amore invita a

stare per andare

non aspettare

non interpretare

muovo le mani

soffio sulla carta

sei tu a parlare

dolce callicarpa.

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(Callicarpa)

Vitis vinifera

Ipotesi errata:

quindi, non la wisteria

non il ginko.

D’ottobre il terzo

segreto giunse

comunque di martedì

come previsto.

 

Inspiro vermiglio

rosso della barbera

per la sfida a colori

là nell’orto quando

-inaspettata amata-

tu mi attiri

le venature ruoti

e agiti paillettes

lungo il picciuolo.

Vitis vinifera

dall’inebriante vita

come ho potuto

proprio te ignorare?

Fremere fai

pupille

papille gustative

qui ahah

qui ahahah

oh quanto ridere!

 

Qui

sulla linea che

da una sponda all’altra

curva traversa

tutto intero

il palmo.

In allegria stormisci

-frusc frusc –

e a stormire continui

-fatale distrazione-

nella molle caduta

sotto suole altrui.

 

Da laggiù

-frusc-

odo ancora

mille vite possiedi

(più di un gatto)

senza timore canti

di frammento

in frammento

all’infinito.

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I tre segreti

La motocicletta strimpella

così la vecchia poesia

iniziava

facendomi di

grida

esultare.

Morning is broken

sul letto sfatto

terreno

campo non avverso

gioco di parole

bastimento.

Poi stamattina

tu

motocicletta

10 HP

eccolo il primo

segreto di ottobre

che strimpella

la mia strada

vuota.

E all’Orangerie

tu

là nel mezzo

come un mezzo

matto

a sorridere

e fiori d’acqua

e intermittenze

luminose

-click click-

sul monitor.

Che sole da spavento

madonna

per la stagione

-dico-

benché non come

quello incendiario

che conosci bene

delle grasse

otarie.

E’ sole da castagne

matte come noi

questo

sole d’acqua dolce

che adagio adagio

viene su

dal ramo

di quel lago.

Pozzo da mentimento

cerchio

da meditazione

sterrata strada da

ricondurre credo

-oh se ci credo-

ormai al secondo

-nostro-

segreto dell’ottobre.

Resti per

martedì

terzo segreto.

D’orto e di foglia

già ti aspetto

già ti sospetto

-anzi-

di wisteria

e ginko.

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TI SENTO ACCANTO

MI SFERZA MA D’AMORE

IL TUO ALEGGIARE.

D’OTTOBRE IN TRASPARENZA

INTUISCO LA TRAMA.

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Macchio la carta:

è così che ritorno

un po’ bambina.

 

 

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