adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Non saprò mai

Non saprò mai quante volte mi pensi

se al pensiero sollevi il sopracciglio

accavalli la gamba e ruoti il piede

non ci è dato sapere quasi nulla

dell’altro pure se ci dorme accanto

solamente possiamo immaginare

da parte mia ti penso e sogno spesso

sei rimasto, rimani un punto fisso

non la stella polare ma la falce

di luna che ho sul dorso della mano

piccina tanto da essere ignorata

su viva pelle incisa, incancellata.

La tua presenza

La tua presenza abita ogni stelo

ogni sasso muschiato, foglia, roccia,

ogni fonte sorgiva, pigna, traccia.

Basse le nubi oggi sulle acque

tra le fronde del leccio inneggia un nido

c’è Caligo ad avvolgere le onde

il suo vestito calza ad ogni lembo

copre bene del mare le vergogne

serra forte in un nodo vita e morte.

Colgo questo momento tra le viole

la lucertola fugge e sembra ieri.

Tre haiku di primavera

Fine febbraio:

germogliano i ricordi

aria di neve.

Ventuno marzo

l’inverno è diventato

una farfalla.

Canta la luna:

“Mi sto specchiando in mare

svegliati e sogna!”

Indietro

Paesaggio marino, foto di A.L.

“Indietro non si torna mai” – non dire –
del gambero rammenta il camminare.
Certo, l’amore spesso è passeggero
il fiume scorre, non si arresta il mare
però solo da morti – eccolo il vero –
la direzione non si può mutare.
Lo so che ormai hai deciso di partire
che hai mille altri paesaggi da vedere
ma me ne starò quieta ad aspettare.
Non me ne pento – è una scelta mia –
non temo che mi diano della scema
né di perdere il centro della scena
il teatro farò se ne avrò voglia
del successo c’è – credo – molto meglio
concedo scusa a chi mi chiama illusa
non mi seduce e – giuro – non apprezzo
salamelecco, inchino, acuto olezzo.
Se poi alla vita piacerà smentire
questo discorso alquanto abborracciato
e non si farà scrupolo a mostrare
che ogni giravolta è un caso strano
raro bizzarro e che sperare è vano
se un giorno o l’altro io dovrò inghiottire
parole detestabili ed avare
alla vita lo stesso sarò grata
per averla anche solo immaginata.

Le lumachine n.38 (dicembre 2020)

Tra questi, tutti bellissimi, pubblicati a cura di Stefano D’Andrea sulla rivista Le Lumachine, alcuni miei haiku e tanka.

https://drive.google.com/file/d/12aYiHJdOyoMSkzLmHRVKqUMbwP2asQ0n/view?usp=drivesdk

Buone stelle

Naufraga in sogno

preda della paura

ti ho risvegliato.

Magiche le tue braccia

se ora noi fluttuiamo

in un mare di stelle.

Non fare

Non fare niente

guardare il cielo al crepuscolo

quando è puro cobalto

le luci di Natale del bar di fronte

nell’aria resa più tersa dal gelo

alzarsi sedersi

avanzare di quattro passi

forse sei non oltre

arretrare parlare con l’ibisco

ancora carico di boccioli

-Intendi lasciarli chiusi caro?-

Rimane lui in silenzio come te

chissà dove come ti trovi

sono passati tanti anni e il desiderio

si è affievolito di un briciolo

parlo a cose inanimate

solo apparentemente

a foto dei morti

-Voi non avete idea di quanto sia il mondo cambiato!-

Torno alla finestra ruoto appoggio

i gomiti sulla balaustra di graniglia

uno spiffero risale lungo la manica

esistere dà i brividi anche quando

si esiste poco?

La notte è calata

incenerito il giorno

qualche tizzone di ricordo a intermittenza

intitolo questi versi “Non fare”

e sul display leggo: “fatto”.

Eggià eggià sono labili i confini

ne ho appena avuto

informatica conferma.

Calligrafia

Calligrafia pensiero compagno

di un doppio arcobaleno

andata e ritorno

dal cielo alla terra

pentola esalante eucalipto

effluvio selvatico ricordo

di indie montuose letto febbricitante

uccello canterino serpe dalle ghiacce squame

tondo salto carpiato materasso nudo

smania di approdare a sud

tra orizzonti piani che

placidi sanno accogliere

anche se ridono poco

parola setola pennello intriso

d’inchiostro dove come riprodurre

nomi dalla linea interrotta?

Trovo spiegazioni implausibili fili

falsi mentre qui l’ortensia

senza più gemme rimane

incredula a fissare la cesoia capitata

tra le dita di un’avventata mano.

La luce grigia

La luce grigia non fa sconti

è visionaria come quella dei sogni

restituisce l’attimo la goccia

nel balenio fortuito di cascata

il dolce fiotto ghiaia

sulla spiaggia di Flores

respiro di oltreoceano.

La sua rifrazione è lama che

rende l’accaduto diamante

ma se il basilico accanto

prende a sfiatare

riconducendoti al davanzale

ecco tra le ramaglie tanti

fondi di bottiglia.

E dunque dico basta

voglio ascoltare la strada

l’amaro di chi manda grida al muro

al diavolo la tempesta fantasma

seppure ancora burrasca chiama.

Respiro cinque

Respiro cinque petali di rosa

bacche palindrome, isole di rabarbaro.

Se tu fossi con me ci

saremmo accomodati sull’alta roccia

a masticare luce

deglutendo pensieri indecifrabili

persino per noi stessi.

Ma qui non vige legge

dell’equo amore, solo

attendiamo a frantumare ogni

effimerità e il maremoto

per sempre

a tacitare.

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