adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Non fare

Non fare niente

guardare il cielo al crepuscolo

quando è puro cobalto

le luci di Natale del bar di fronte

nell’aria resa più tersa dal gelo

alzarsi sedersi

avanzare di quattro passi

forse sei non oltre

arretrare parlare con l’ibisco

ancora carico di boccioli

-Intendi lasciarli chiusi caro?-

Rimane lui in silenzio come te

chissà dove come ti trovi

sono passati tanti anni e il desiderio

si è affievolito di un briciolo

parlo a cose inanimate

solo apparentemente

a foto dei morti

-Voi non avete idea di quanto sia il mondo cambiato!-

Torno alla finestra ruoto appoggio

i gomiti sulla balaustra di graniglia

uno spiffero risale lungo la manica

esistere dà i brividi anche quando

si esiste poco?

La notte è calata

incenerito il giorno

qualche tizzone di ricordo a intermittenza

intitolo questi versi “Non fare”

e sul display leggo: “fatto”.

Eggià eggià sono labili i confini

ne ho appena avuto

informatica conferma.

Calligrafia

Calligrafia pensiero compagno

di un doppio arcobaleno

andata e ritorno

dal cielo alla terra

pentola esalante eucalipto

effluvio selvatico ricordo

di indie montuose letto febbricitante

uccello canterino serpe dalle ghiacce squame

tondo salto carpiato materasso nudo

smania di approdare a sud

tra orizzonti piani che

placidi sanno accogliere

anche se ridono poco

parola setola pennello intriso

d’inchiostro dove come riprodurre

nomi dalla linea interrotta?

Trovo spiegazioni implausibili fili

falsi mentre qui l’ortensia

senza più gemme rimane

incredula a fissare la cesoia capitata

tra le dita di un’avventata mano.

La luce grigia

La luce grigia non fa sconti

è visionaria come quella dei sogni

restituisce l’attimo la goccia

nel balenio fortuito di cascata

il dolce fiotto ghiaia

sulla spiaggia di Flores

respiro di oltreoceano.

La sua rifrazione è lama che

rende l’accaduto diamante

ma se il basilico accanto

prende a sfiatare

riconducendoti al davanzale

ecco tra le ramaglie tanti

fondi di bottiglia.

E dunque dico basta

voglio ascoltare la strada

l’amaro di chi manda grida al muro

al diavolo la tempesta fantasma

seppure ancora burrasca chiama.

Respiro cinque

Respiro cinque petali di rosa

bacche palindrome, isole di rabarbaro.

Se tu fossi con me ci

saremmo accomodati sull’alta roccia

a masticare luce

deglutendo pensieri indecifrabili

persino per noi stessi.

Ma qui non vige legge

dell’equo amore, solo

attendiamo a frantumare ogni

effimerità e il maremoto

per sempre

a tacitare.

Mia dimora

Mia dimora alberata e cespugliosa

pavimento di muschio e di radici

sotto il ramo fronzuto c’è un cappello

fiorentino di paglia per l’estate.

Dalla tesa mi occhieggia un cardellino

che fa un cenno curioso, malandrino.

D’improvviso ecco arrivano i bambini

capriole di voci, amate risa

uno solo nel pugno serra un lino

che chiudeva alla vista l’ampio cielo

cencio bianco di chi già si era arreso.

Imbrunire che odora di erba nuova

prigionia volontaria si conclude

tutto quanto al risveglio freme, chiama

sul torrente a parete salta il cuore.

Poesia sfatta

Nella bellezza si tinge l’ipomea di tramonto

di fuoco ondeggiano le bacche.

Nemmeno pressapoco posso

continuare alla maniera del prima.

Vapore di gesti automatici

ignorati dettagli

friabili pareti sotterranee

tessitura di tronco

antico tocco.

Volteggio di pulviscolo respiravo

danza di lingua

schiocco di fiamma e di grafite

poi sparizione parola di limone incantamento

tableau sulla soglia non

per opporre o per altre concrete ragioni ma

solo un poco riposare senza pretesa alcuna

in viva assenza a stento

percepita sotto la cenere.

Tempo

Adesso giuro

mi è difficile ancora

ogni parola.

Non resta che imparare

l’alfabeto sociale

e piano abbandonare

il tempo del sopore.

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15 maggio

Tuona anche il cuore

pensando ai senza casa:

acqua che scroscia.

Sambuco in fiore

se ti odoro profuma

ogni pensiero.

Uno, uno ancora

grazie per rallegrarmi

cari anemoni.

 

Anemoni

 

 

 

 

 

 

Per il mio nipotino e per tutti i bambini

Ti vedo a schermo piatto

ma di sognar non smetto

e allora invento un gioco

per averti qui un poco

nell’immaginazione

da questa reclusione.

Vola mio bimbo bello

insieme al tuo cappello

ti mangio tutto tutto

sul lettone ti butto

e lancio rime tócche

sulle tue fresche ciocche.

Ti prendo tra le braccia

spero tanto ti piaccia

perché per me sei vita

sei dolcezza infinita

sei pane per i denti

scorta di sentimenti

farina di sorprese

risposta alle mie attese.

 

Già, devo pazientare

perché tu sei di mare.

Tra regione e regione

c’è una separazione

un labile confine

un cerchio di manine.

Oibò non può tardare

il tempo dell’amore

il giorno ormai è vicino

per staccarti il nasino.

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Rosso e nero

Bagno la carta-/ dal rosso diluito/ spunta una rosa.

I wet the paper-/ from diluted red/ a rose appears.

 

In quarantena-/ la mia stanza profuma/ di nero inchiostro

Quarantined-/ my room smells/ of black ink

per Tere

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