adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Babbo

Ciao bella del tu’ babbo
-così mi salutavi
quand’eri in buona-.
Sappi che manchi, padre.
Pur se imponevi sempre il tuo volere
mi facevi da scudo al malomondo.
Dopo, sono cresciuta.
Amata, ho molto amato.
Ma resti insuperato.

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Al nascituro

Verrai d’autunno

mentre il frassino inizia

a farsi d’oro.

 

Di mussola ottobrina

ti avvolgerà la luna.

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Sarabanda

Il mio freak nudo

è nella scatola

l’ho trovato oggi

per caso.

Lo cercavo da anni

nelle soffitte

delle vecchie case

nelle cantine dove

mi capitava di

ascoltare

applaudire 

musicisti in erba.

L’ho scoperto in settembre

una domenica.

Se ne stava in un angolo

remoto

credo perché

invecchiato

non conoscibile

a incontrarlo

per strada.

Era meraviglioso

visto così

a sfioro di saliva

in quella sarabanda

di concerti.

Poi, son venute

bacche color 

di curcuma

carminio

e i tempi di 

raccolta  

potatura

prima del  gelo.

Ora che so

che è là

mi sento un po’

acquietata

felice forse

più rasserenata.

Se lo desidero

un domani

posso aprire la scatola

guardarlo 

immaginare di

averlo di

toccarlo  

spoglio

maestoso

nudo

fino dentro

gli occhi.

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Ballata

Con te.

A salire i gradini

di ogni scala.

Nelle ballate

a trecento

di ogni mare.

Nelle polifonie

a tempo variabile

nella forma

a rondò

nel madrigale.

Fulgida fiamma

lampo

amore antico

Benché lontan me trovi in altra parte

Tempo né luoco mai da te mi parte”.

Ascolto attenta

frugo negli accordi

dove sarà sparito?

-mi domando.

Forse starà

bussando

al paradiso

urlando i versi

di Bob Dylan

al cielo

starà con John

tra i fields

but not forever!

 

Ma riprende il tenore

a gorgheggiare

con due soprani

arie

a modulare.

Clavicembalo

liuto flauto viola

viola da gamba e poi

da braccia viola

eppure tra le braccia

non ti ho ancora

e tra le gambe no

meno che meno.

Canta il cantore

canta

scende in sala

mentre un nodo

mi serra già

la gola.

Fine concerto

applaudo a mani tese

schiaccio

un’idea velluto

polverosa.

L’idea batterio

quanto mai letale

insinua che

ti potrei

dimenticare.

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haiku per 4 stagioni

Nell’aria osservo/ la linea del mio fiato/ otto febbraio.

 

Intorno, il mare:/ nella tua rete ondeggio/ da marzo a maggio.

 

Sulla montagna/ arranca la capretta:/ pascolo estivo.

 

Spengo il cerino: / il crepuscolo dice/ che è quasi autunno.

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Sentiero del sei

Lungo e tortuoso

il sentiero del sei.

Testa, cuscino

-telecomando in mano-

subito parto per un

viaggio all’indietro.

Vedo cappotti voltati

rivoltati, lacci

consunti, coperte

da schiantare la

gabbia toracica.

E poi veloci

-che dico-

vorticosi

disegni psichedelici

musica dei Matching Mole

quando la questione era

pensa a come sarai, anziché

pensa

a come cazzo sei diventata.

Pirandello docet

e nel sogno

-sogno dal vivo-

il copione è sempre

dimenticato, l’autore

dileguato.

Sequenze, piazze

ma di colpo

-fermo immagine-

volti case automobili

perfino la messinpiega

dell’annunciatrice, la gonna

a sbuffo, il guanto traforato

ecco ricado nella

storia vecchia

odorosa di

quadrotti alla canfora

tastata nei cassetti

nei bauli di larice

in colletti di ricambio duri

come quelli dei preti

in spaghetti fumanti

al ragù nero in dita

bianche d’impasto

in palle di giornale

da farci fiamme

in fogli di carta spessa e

lustra da

non riuscire neanche

a pulircisi il culo.

Dove trovarvi adesso

per chiedere consiglio

insultarvi piangere

stringervi

gente dell’anteguerra

esperti di stenti

e di allegria

bevitori di

caffè alla cicoria

danzatori di boogie

musicisti pazzi

dello swing.

Io cerco voi

voi tutti, sempre

e per sempre

grondanti vita.

 

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Passacaglia

Toccami, senti

senti come vibro!

Già, mi emoziono

e forse anche di più.

 

Lancerei un grido

ad ogni sviolinata.

Scompiglierei la chioma

del vicino

che sonnacchioso

suda nel gilet.

Gli direi: sveglia!

Ma come, sta dormendo?

Come?! Non vive?

 

No no, ti garantisco

te lo giuro

non ne capivo niente

di sarabande, fughe

musicali. 

Mi agitavo su ritmi

rock e blues.

 

Adesso invece

adesso giusto or ora

la passacaglia passa

non s’incaglia

regala ardore

vortici di blu.

 

E’ vero dunque

tardi non è mai

per sorprendersi

il nuovo

a interpretare.

 

Che privilegio

inaspettato dono

invecchiare in minore

e con il sol.

 

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Luglio

E così si avvicina il tempo delle cosiddette vacanze. I miei pensieri si fanno più radi, eppure tumultuosi. Mi aspetta un volo, dopo che già mi sono concessa qualche giorno tra valli tutte in fiore. Cerco quel fil rouge che mi persuada a intraprendere un nuovo percorso di scrittura. Chissà se e quando lo acchiapperò. Per ora devo lasciarmi accarezzare dalla possibilità del progetto, senza altro chiedere. E anche lasciare per qualche tempo il blog, per consegnare un paio di lavori prima della partenza.

Se durante l’estate avete voglia di leggere, portate con voi il mio Parole presenti, pubblicato dalle Mezzelane. Di che si tratta? – vi chiederete. Beh, come spiegarvi… non si tratta di un romanzo ma di una raccolta di brevi prose, racconti e poesie. Insomma, ecco, se questo libro è nato è perché certe parole, per me, sono come isole. Provando a esplorarle, ho trovato la vita.

Vi accoglierò tra le pagine e ci terremo compagnia. Eh già, se scrivo è soprattutto per condividere.

Auguro a tutti un’estate luminosa.

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4 haiku sui cambiamenti climatici

Affonda il piede-

Fango, fradicia terra:

piange il ghiacciaio.

 

Se rasa al suolo

come potrai, foresta,

darci il respiro?

 

Dice il poeta:

-Vincere la natura,

che sconfitta!

 

Lui non sapeva:

oggi è al mercurio il pesce

moltiplicato.

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Frullano i raggi-

di un mese controvento

canta l’estate.

 

Così fresco il ricordo

di noi lungo il canale.

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