adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Klara come un cantiere

E così le repliche sono finite.

Penso d’interpretare anche il pensiero degli altri attori nel dire che il pubblico ci mancherà. La sua presenza crea in noi sempre nuovi stimoli e in particolare qui, ne “Il ritorno di Klara”, è stata testimone del rito teatrale che abbiamo officiato ogni sera per una settimana. Non si tratta di un’affermazione retorica; davvero questa messa in scena ha richiesto più di altre estrema concentrazione e disponibilità. Abbiamo cercato, e forse non sempre ci siamo riusciti, di farci “canali”, strumenti di risonanza. La tecnica attoriale davvero non poteva bastare; di certo aiuta, ma in questo caso non più di tanto.

La nostra Klara, dunque, ci ha lasciato, almeno per il momento; lei ha permesso che emergessero di nuovo le parti oscure della storia, le macchie indelebili che spesso ci rifiutiamo di vedere, che vorremmo per sempre sepolte, archiviate. In realtà, chi ci garantisce di essere al riparo dalla follia del male?

Eppure l’uomo, per quanto offeso, corroso, devastato, ha dimostrato di possedere inesauribili risorse.

“Klara come un cantiere”, scrive Soazig Aaron, autrice del testo che abbiamo avuto l’ardire di mettere in scena.

Noi tutti come un cantiere. Sospesi. Sospinti.

Un grazie a coloro che hanno voluto prendere parte a questa “scomoda” rappresentazione.

 (Wherewearegoing, disegno di Luigi Arpini)

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