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Poesie, prose, foto e dipinti

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LINFE, il mio nuovo libro

Oggi, equinozio di primavera, una bella notizia.

A giorni uscirà per Vydia Editore il mio quarto libro: Linfe. Romanzo vegetale. Lo presenterò per la prima volta il pomeriggio del 14 aprile a Civitanova Marche e, la sera stessa, a Macerata.

Ho cominciato a sviluppare l’idea di questo lavoro nel 2009 e a metterci mano nel 2010; poi, come sempre, l’ho riveduto, riscritto e corretto non so più quante volte.

MI FAI STUPIRE

CORTECCIA DA ELEFANTE

DEL BAGOLARO.

Questo l’haiku di apertura, dedicato a un albero il cui nome ho scoperto di recente e sotto il quale ho avuto il piacere di dipingere qualche estate fa. In effetti era da tanto che pensavo a un libro che avesse come protagonisti gli alberi. A dire il vero qui i personaggi sono umani: si tratta degli abitanti di Strigole e di Aiucco, due paesini di un immaginario fondovalle. Una delle protagoniste del romanzo, però, ha un rapporto privilegiato con gli aberi: sono loro, infatti, gli unici depositari dei segreti di Margherita. E di segreti, questi luoghi poco abitati, dimenticati dai più, ne custodiscono parecchi. La vita scorre apparentemente tranquilla fino al ritrovamento di un cadavere sotto il vecchio noce…

Non si tratta di un noir; in realtà non saprei a quale genere ascrivere Linfe. So che scriverlo mi è costato fatica e però mi ha anche divertito. So che molte cose sono nate strada facendo. So che io stessa mi sono ritrovata spesso a interrompere, a camminare tra gli alberi. Ne ho toccato le cortecce, ne ho disegnato le foglie per cercare d’imprimermele nella mente. La natura mi ha accompagnato sempre: è generosa, non ha mezze misure. A lei ho cercato di affidarmi.  Cantano i Pigmei del Congo: “Intorno a noi c’è il buio: ma se il buio c’è e il buio è parte della foresta, allora il buio deve essere buono”.

Qui sotto le parole riportate sulla quarta di copertina:

La vita sa essere ordinaria e stravagante, lieta e sconvolgente. Lo sanno bene i protagonisti di questo romanzo, prigionieri di una tenue monotonia di provincia fatta di piccoli piaceri e malcelate frustrazioni, di misteri e segreti inconfessabili. I punti di vista si accavallano e i destini si incrociano, mentre il racconto procede a ritroso verso una serie di folgoranti rivelazioni e un piccolo mondo sembra pulsare all’unisono, accomunato dallo stesso sangue, dalla stessa “linfa”. L’universo vegetale non è soltanto una metafora: con i suoi infiniti cicli e i suoi silenzi, racchiude una promessa di eternità di fronte alla morte e uno spazio di ascolto per questi personaggi così vicini eppure così soli.

LINFE. Romanzo vegetale sarà corredato da audiolibro (acquistabile a parte, su richiesta)  e venduto in rete su varie librerie virtuali oltreché sul sito www.vydia.it

Per adesso non voglio aggiungere altro. Spero di averti presto con me, tra i lettori.

Partitura disarmonica

 

 E mi prendi nel vicolo

nessun bacio su zigomi

caro che m’eri caro.

Tremule note vibrano

in accordi che arrancano

su impropèri stonati.

Con il sole a sghimbescio con

quest’aria di marzo infilzata negli occhi

di desiderio ingombro

 lo spazio a lacrimare.

Caro che m’eri caro

l’inarcarsi dei corpi

è gelido esibire

se solo ci eseguiamo.

Per organi di carne

la partitura chiede ma

là sul pentagramma che già affiora

da cumuli disciolti lungo il muro

concertano in segreto

mille viole. 

 

 

Pittura a inchiostro su carta di riso

Estremo lembo

fusaggine monsone

semi di loto.

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