adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Incipit

acquarello 001

 

 Dipingere con l’acqua, questo è l’acquarello. Passare il pennello inumidito sul colore, e diluirlo quanto si vuole con l’elemento liquido per renderlo più trasparente; oppure usare il pigmento prescelto quasi puro, se si desidera ottenere una tonalità più intensa. O ancora bagnare prima il foglio di carta e lasciare che il colore, al suo contatto, riveli forme sempre sorprendenti. I pigmenti sono temperati con gomma arabica, e possono assumere l’aspetto di pastiglie, ma anche trovarsi in pasta, chiusi in tubetti da spremere come dentifrici.

Di rossi ce ne sono parecchi, così come di verdi, di gialli e di blu: però farsi il colore da sé, trovare la sfumatura esatta che si vuole ottenere attraverso un rimescolamento di tinte diverse, dà maggiore soddisfazione, lo garantisco. Quando uso un colore e lo passo sul foglio, penso solo a questo: al colore. Prepararlo, dunque, spanderlo sulla superficie del foglio, vederlo dilagare, accompagnarlo verso l’alto o il basso, assorbirne l’acqua in eccesso con lo straccio, alleggerirlo, appesantirlo, sono a tutti gli effetti pratiche meditative.

 

Pare, in realtà, che qualunque azione, svolta con consapevolezza e attenzione, possa diventare strumento di meditazione, perfino lavare i piatti; dipingere ad acquarello, tuttavia, produce risultati benefici e straordinariamente efficaci.

 

Acquarella era il nome di una barca a vela su cui feci un viaggio, un’estate di innumerevoli anni fa. Raggiungemmo Capraia e l’Elba, partendo da Marina di Pisa. Il mare forniva acqua salata a volontà per acquarellare cieli e spiriti, che fossero quieti o tempestosi. Su Acquarella avvennero aspri diverbi e altri eventi poco gradevoli che però andarono in fretta alleggerendosi, fino a non lasciare quasi traccia. La notte nella rada di Portoferraio il mare fece le capriole in compagnia del vento. Fummo costretti a scendere a terra e a passare la notte in bianco, nell’attesa che la buriana si placasse. Le barche si stringevano tra loro, si accatastavano; il pericolo che si danneggiassero a vicenda era concreto. Avevamo un bambino a bordo, dovevamo evitargli qualsiasi rischio. Scesi sulla banchina, camminammo per il paese finché trovammo un paio di panchine. Avevo portato con me il necessario per trascorrere quelle lunghe ore senza essere divorati dall’ansia. Si acquarellò sottovoce nel buio fino all’alba, su fogli di pesante cartoncino nero a prova di vento, fermati comunque da alcune pietre; si consumarono in un lampo tutte le tonalità chiare. La luna occhieggiava tra le nubi.

 

Acquarella navigò in seguito sul Po fino a Chioggia, dove concluse la sua carriera natatoria prima del guasto che ne causò la vendita. In una trattoria del centro storico, per consolarci della sua perdita, facemmo una scorpacciata di linguine alle cicale di mare, scolando ottimo vino. Nel pomeriggio, in una specie di ritrovo per marinai, su tavolacci di legno vecchio, dipingemmo la laguna e le isole, le secche, i pesci di acqua dolce e salata, i filamenti delle alghe, i sassi levigati; tutto quello che grazie alla navigazione su Acquarella avevamo potuto osservare da vicino. Gli autoritratti in grigio, che una sera, appena tornati in città, eseguimmo guardandoci allo specchio, rispecchiano le nostre acque interiori, i canali delle nostre rughe segrete. Dipingere in gruppo è un’esperienza unica e accomuna molto più di tanti discorsi.

 

 Acquarellare è verbo che si compone della parola acqua e del verbo rollare (poiché ‘rellare’ non esiste), come il rollìo della nave sulle onde.

 

L’acqua, indispensabile alla vita, lo è altrettanto alla pittura, forma espressiva vitale, e in particolare a quella ad acquarello.

 

 TANKA PER UN ACQUARELLO

 

 GUAZZO DI OGGI

 

VOGLIO ASCIUGARTI AL SOLE

 

UMIDA CARTA.

 

 

ACQUARELLO PIGMENTO

 

CHE LASCIA TRASPARIRE.

 

 

 

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