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Poesie, prose, foto e dipinti

Archivi per il mese di “luglio, 2013”

Acrostico di Milo

Con me, in vacanza, c’è un bambino molto simpatico e gentile di sette anni e mezzo, che si chiama Milo. E’ un poeta in erba (come tutti i bambini) e oggi mi ha dedicato un acrostico composto con le iniziali del mio nome. E’ talmente bello e mi ha fatto così piacere riceverlo, che lo pubblico qui.

A ndare

D ove

R espirano

I ntensamente

A ntichi

N omi

A mici.

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Ciliegie

ESULTA IL MERLO

NON PAGO AFFONDA IL BECCO

CILIEGIA DOPPIA.

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Il pretesto

Esausta e grondante, spalancò l’armadio. Cercava qualche abito fresco, non sapeva più come contrastare l’afa. Aveva già lasciato sulla sedia pantaloni e maglietta; si toglieva tutto di dosso non appena metteva piede in casa. Ogni anno la stessa storia, eppure si rifiutava di far installare un qualche condizionatore, a quegli aggeggi era contraria per principio. “Arnesi che rinfrescano all’interno per cacciare calore all’esterno, un’assurdità!”- pensava.

Maria non sopportava le contraddizioni, quando non riusciva a evitarle cadeva in uno stato di profonda prostrazione. E poi doveva ammetterlo: insieme alla flessibilità mentale, che purtroppo non era mai stata una delle sue qualità, anche l’energia fisica andava scemando. Non che fosse vecchia, ma dai vent’anni le sembrava di essere distante anni luce. Beffardo, quanto il tempo si dilatasse o restringesse a proprio piacimento e in modo spesso imprevedibile; la capricciosa incoerenza che lo caratterizzava la mandava in bestia.

Frugò sulla mensola alla ricerca della blusa lilla di seta che bene si sarebbe accompagnata alla gonna a fiori, la più leggera che aveva, ma premendo con l’avambraccio la fece ribaltare e tutti gli indumenti riposti là sopra franarono a terra. Uscì dalla sua sede anche uno dei cilindretti su cui il piano di legno si reggeva. Forse sarebbe stato necessario fare un nuovo buco nell’anta e lei non ne era capace. “Tante, troppe le cose che non so fare da sola!”- si disse. L’idea di dovere dipendere dagli altri le dava ansia.

Maria si lasciò scivolare sopra gli indumenti e rimase così a lungo, a guardare il pavimento disseminato di maglie, camicie e golfini. “Perché prepararsi? Per quale ragione costringersi a uscire?” – queste le prime domande che le si affacciarono alla mente. Poi un lembo lilla balenò tra i colori e lo tirò a sé: la blusa di seta, causa dell’incresciosa situazione in cui si trovava ora, finalmente era emersa. La spianò sul pavimento: uno dei tre bottoni mancava. “Ecco, l’ho cercata tanto e nemmeno è a posto!”- constatò – “un altro bottone lilla dove lo vado a prendere, adesso?” – quindi di nuovo lasciò cadere la camicetta.

Tutto andava storto, meglio sarebbe stato chiudere le imposte e mettersi a letto.

Unì le mani a conca, chinò la testa e si coprì il volto. Respirando sotto i palmi, al buio, sentiva il caldo del fiato che si spandeva sulla pelle, poi le si infradiciarono le dita. Maria piangeva, eppure non trovava una sola spiegazione logica a quel pianto. Più la cercava, più sudava.

I rumori provenienti da fuori furono talmente assordanti da costringerla ad alzarsi; Maria aprì la finestra. Il bidone del vetro era appena stato svuotato, il camion della spazzatura stava andandosene. Sopra il tetto del palazzo di fronte il cielo non era bianco: aveva stranamente cambiato aspetto. Una leggera brezza agitava i nastri del tramonto e uno di essi era lilla, di un lilla identico spaccato a quello dei bottoni della sua blusa.

Tanka del sette sette

MI CORRI FUOCO

E SENTO DI ESSER VIVA

MENTRE DIVAMPO.

TUTTO RIMANE INERTE

SE LA PASSIONE TACE.Sotto  il vulcano

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