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Poesie, prose, foto e dipinti

Archivi per il mese di “gennaio, 2014”

I giorni perduti (di Dino Buzzati)

AMO MOLTO L’OPERA DI DINO BUZZATI . NELL’ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE, CHE CADE GIUSTO OGGI, ECCO UN SUO BREVE, INTENSO RACCONTO.

 

 

Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un camion.

Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.

Kazirra scese dall’auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel botro; che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali.

Si avvicinò all’uomo e gli chiese:

– Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?

Quello lo guardò e sorrise:

– Ne ho ancora sul camion, da buttare. Non sai? Sono i giorni.

– Che giorni?

– I giorni tuoi.

– I miei giorni?

– I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?

Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C’era dentro una strada d’autunno, e in fondo Graziella la sua fidanzata che se n’andava per sempre. E lui neppure la chiamava.

Ne aprì un secondo. C’era una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari.

Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk il fedele mastino che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare.

Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava diritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.

– Signore! – gridò Kazirra. – Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole.

Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l’ombra della notte scendeva.

 

“I giorni perduti” di Dino Buzzati, da “Centottanta racconti”, Mondadori Editore. 

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Storia di Mentuccia e Basilico

RIPROPONGO QUI UN MIO VECCHIO RACCONTO, PUBBLICATO NEL 2004  DA ZEPHYRO EDIZIONI NELLA RACCOLTA “INCONTRI DI STAGIONE”. IL DIPINTO SU CARTA DI RISO CHE LO ACCOMPAGNA E’ INVECE RECENTE.

Ramo di ciliegie su carta di riso

Ramo di ciliegie su carta di riso

    C’era una volta una donna di nome Mentuccia, che profumava di libertà da mattino a sera. Lavorava nei campi, coltivava l’orto e faceva volare gli aquiloni che costruiva. Un giorno, quando il sole era già tramontato, il filo dell’aquilone s’impigliò nei rami di un ciliegio, e lei, cercando di recuperarlo, fece cadere un mucchietto di ciliegie mature. Allora arrivò di corsa un signore e si mise a gridare: – E’ inutile che faccia finta di niente, guardi che l’ho vista! – Ha visto cosa? – Ho visto che ha rovinato il mio ciliegio e adesso mi deve pagare i danni! – Ma lei chi è scusi? – Sono il proprietario dell’albero, ero affacciato lì, dietro a quella finestra. Mentuccia guardò in alto: non si era accorta di essere capitata davanti a una cascina sconosciuta; la corsa con l’aquilone l’aveva portata lontano. – Sono il Signor Basilico, se proprio ci tiene a saperlo – disse l’uomo furibondo. – Piacere, io sono Mentuccia – Mi sta prendendo in giro? – No, ci mancherebbe. E’ così che mi chiamo. – Bè allora siamo quasi parenti – e all’uomo spuntò sulle labbra un sorriso – Venga dentro, le offro un bicchiere – aggiunse timidamente.

Basilico aprì la porta e Mentuccia entrò. Nell’aria c’era un profumo di prato, le finestre delle stanze erano spalancate. – Non ha freddo ora che è quasi sera? – No – disse Basilico – anche se ho paura dei temporali, mi piace tenere tutto aperto.- Anche a me – disse Mentuccia – però bisogna stare attenti! Quando c’è stato l’ultimo acquazzone un fulmine mi si è infilato in cucina! – Sul serio? Beh adesso per fortuna il cielo è sgombro…

Mentuccia e Basilico chiacchierarono a lungo; a un certo punto però ci fu un silenzio; non trovavano più niente da dirsi. – Io me ne vado… – disse Mentuccia – Grazie per l’ospitalità e scusi per le ciliegie. – Niente, me la sono presa per così poco, scusi lei… – rispose imbarazzato Basilico – mi spiace per l’aquilone… – Eh sì, purtroppo ormai è rotto… – …Buona notte – …Addio.

Passarono i giorni, i mesi, gli anni. Mentuccia coltivò insalata, fagiolini e pomodori, corse per i campi con nuovi aquiloni e intanto le s’imbiancarono i capelli. Ma profumava sempre di libertà, anzi, di più. Un giorno decise di fare una lunga passeggiata e dopo una radura le apparve la casa del signor Basilico. Il ciliegio era spoglio, le finestre chiuse, ma i colori dell’autunno attraversavano le nubi nere e mandavano riflessi dorati tutt’intorno. Mentuccia ebbe un attimo di esitazione, poi decise di bussare alla porta. – Chi è? – disse una voce dall’interno – Sono Mentuccia! Si udì un tuono in lontananza, poi la porta si spalancò. – Mentuccia, finalmente! – Credevo non ci fosse nessuno! – No, ma volevo stare al riparo nell’attesa – Nell’attesa di cosa? – …Di lei! – Vuol dire che da allora è rimasto così… senza…? – Non fraintenda. Ho fatto tante cose se è per questo, ma mi sono sempre sentito prigioniero – Perché? – Non so… – Noi due non avevamo molto da dirci! – …Forse. Ma è così bello ascoltare il silenzio insieme! – Già…

A Mentuccia venne spontaneo appoggiare la guancia sulla spalla di Basilico e lui l’accarezzò. Profumavano. All’improvviso scoppiò il temporale. Violento come d’estate. Generoso. Basilico e Mentuccia ascoltarono il rumore della pioggia. E l’odore della terra li avvolse. Poi il temporale passò. Mentuccia s’incamminò verso casa, Basilico aprì di nuovo le finestre e la vita riprese a chiacchierare.

Ieri

A FONDO VALLE

PRECIPITA LA NUBE

IL  BOSCO SBUFFA.

foto di Adriana Libretti

foto di Adriana Libretti

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