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Poesie, prose, foto e dipinti

Storia di Mentuccia e Basilico

RIPROPONGO QUI UN MIO VECCHIO RACCONTO, PUBBLICATO NEL 2004  DA ZEPHYRO EDIZIONI NELLA RACCOLTA “INCONTRI DI STAGIONE”. IL DIPINTO SU CARTA DI RISO CHE LO ACCOMPAGNA E’ INVECE RECENTE.

Ramo di ciliegie su carta di riso

Ramo di ciliegie su carta di riso

    C’era una volta una donna di nome Mentuccia, che profumava di libertà da mattino a sera. Lavorava nei campi, coltivava l’orto e faceva volare gli aquiloni che costruiva. Un giorno, quando il sole era già tramontato, il filo dell’aquilone s’impigliò nei rami di un ciliegio, e lei, cercando di recuperarlo, fece cadere un mucchietto di ciliegie mature. Allora arrivò di corsa un signore e si mise a gridare: – E’ inutile che faccia finta di niente, guardi che l’ho vista! – Ha visto cosa? – Ho visto che ha rovinato il mio ciliegio e adesso mi deve pagare i danni! – Ma lei chi è scusi? – Sono il proprietario dell’albero, ero affacciato lì, dietro a quella finestra. Mentuccia guardò in alto: non si era accorta di essere capitata davanti a una cascina sconosciuta; la corsa con l’aquilone l’aveva portata lontano. – Sono il Signor Basilico, se proprio ci tiene a saperlo – disse l’uomo furibondo. – Piacere, io sono Mentuccia – Mi sta prendendo in giro? – No, ci mancherebbe. E’ così che mi chiamo. – Bè allora siamo quasi parenti – e all’uomo spuntò sulle labbra un sorriso – Venga dentro, le offro un bicchiere – aggiunse timidamente.

Basilico aprì la porta e Mentuccia entrò. Nell’aria c’era un profumo di prato, le finestre delle stanze erano spalancate. – Non ha freddo ora che è quasi sera? – No – disse Basilico – anche se ho paura dei temporali, mi piace tenere tutto aperto.- Anche a me – disse Mentuccia – però bisogna stare attenti! Quando c’è stato l’ultimo acquazzone un fulmine mi si è infilato in cucina! – Sul serio? Beh adesso per fortuna il cielo è sgombro…

Mentuccia e Basilico chiacchierarono a lungo; a un certo punto però ci fu un silenzio; non trovavano più niente da dirsi. – Io me ne vado… – disse Mentuccia – Grazie per l’ospitalità e scusi per le ciliegie. – Niente, me la sono presa per così poco, scusi lei… – rispose imbarazzato Basilico – mi spiace per l’aquilone… – Eh sì, purtroppo ormai è rotto… – …Buona notte – …Addio.

Passarono i giorni, i mesi, gli anni. Mentuccia coltivò insalata, fagiolini e pomodori, corse per i campi con nuovi aquiloni e intanto le s’imbiancarono i capelli. Ma profumava sempre di libertà, anzi, di più. Un giorno decise di fare una lunga passeggiata e dopo una radura le apparve la casa del signor Basilico. Il ciliegio era spoglio, le finestre chiuse, ma i colori dell’autunno attraversavano le nubi nere e mandavano riflessi dorati tutt’intorno. Mentuccia ebbe un attimo di esitazione, poi decise di bussare alla porta. – Chi è? – disse una voce dall’interno – Sono Mentuccia! Si udì un tuono in lontananza, poi la porta si spalancò. – Mentuccia, finalmente! – Credevo non ci fosse nessuno! – No, ma volevo stare al riparo nell’attesa – Nell’attesa di cosa? – …Di lei! – Vuol dire che da allora è rimasto così… senza…? – Non fraintenda. Ho fatto tante cose se è per questo, ma mi sono sempre sentito prigioniero – Perché? – Non so… – Noi due non avevamo molto da dirci! – …Forse. Ma è così bello ascoltare il silenzio insieme! – Già…

A Mentuccia venne spontaneo appoggiare la guancia sulla spalla di Basilico e lui l’accarezzò. Profumavano. All’improvviso scoppiò il temporale. Violento come d’estate. Generoso. Basilico e Mentuccia ascoltarono il rumore della pioggia. E l’odore della terra li avvolse. Poi il temporale passò. Mentuccia s’incamminò verso casa, Basilico aprì di nuovo le finestre e la vita riprese a chiacchierare.

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