adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Archivi per il mese di “ottobre, 2014”

Tanka

Azzurro e viola

bruma sotto la soglia

quasi novembre.

Stanno le tue parole

a fiorire le ore.

Fantasia 001(Orchidee selvatiche, acquerello su carta)

SENZA ALAMBICCHI

SAI TRAMUTARTI IN ORO 

CHE CALDO INGHIOTTO.

Created with Nokia Smart Cam

(foto di A.L.)

Ridi nervoso

come nella canzone

nel blu dipingo.

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Contrasti passeggeri

Posto qui un mio vecchio racconto autunnale, tratto dalla raccolta Incontri di stagione, Zephyro Editore. Buona lettura e buona domenica!

Men: capelli rossi, occhi chiari, collo massiccio. Tre lavori, tre cellulari, automobile di lusso. Portafoglio gonfio. Vita errabonda, vita notturna. Droga e amore di gruppo. Instabilità. Frasi dirette, idee chiare.

– Vado a ballare. Non aspettarmi, vai pure a letto. Mi faccio sentire quando torno. Magari te lo metto dentro. Tu continua a dormire, che problema c’è?

Laura: capelli castani, occhi verdi, lieve doppio mento. Impiegata alle poste, nessun cellulare, bicicletta. Qualche soldo da parte. Vita solitaria, dura. Un amore. Uno.

– Non mi piace fare sesso in tanti. Io voglio sentire il tuo respiro, mi spiego? Riconoscere i tuoi polpastrelli, cercare di capire. Quando il letto è affollato per me è un casino! Toccami quando torni, sai che ci tengo, non mi disturbi mai.

Men prepara tre strisce di coca. Le allinea sul tavolo, che ha una superficie bianca. Laura appoggia il giornale sul tavolo.

– Cazzo fai, non vedi che qui c’è la roba?

– E’ bianco su bianco, non me n’ero accorta.

– Va’ a dormire farfallina, sei troppo stanca

– Sì. Allora fatti sentire, dopo

– Puoi contarci.

– Una volta ci vengo anch’io, a ballare

– Uhm, d’accordo. ‘Notte.

Lui tira su col naso dal biglietto arrotolato, si passa le dita sui denti, accende una sigaretta. Apre la porta, chiude a chiave, esce. L’auto di grossa cilindrata è già in moto. “Che caldo, cazzo, sono sudato da schifo. Eppure siamo in ottobre. Non esistono più le mezze stagioni”. Men accende l’aria condizionata al massimo, accende lo stereo, accende un’altra sigaretta. Guida nella notte spedito, sa dove andare. Lo aspettano delle persone; lo hanno chiamato prima. – Che lavoro fai? – gli ha chiesto oggi un tizio. – Aiuto la gente a divertirsi, a stare meglio, ecco. Organizzo feste -.

E poi gioca a biliardo, ma non l’ha raccontato a quel tale, gli stava sul culo. Gioca eccome, è un fuoriclasse, altroché. Deve tenersi allenato, tra breve ci saranno i campionati. L’anno scorso ha vinto millecinquecento euro. “ E mi hanno fatto comodo, i soldi servono sempre”.

Laura, la guancia sul cuscino, si rigira. Non riesce a trovare una posizione comoda. Pensa che il suo uomo dovrebbe smetterla di scoparsi le altre; c’è un limite a tutto. Però è il suo Men, è suo e basta, non si discute. Torna spesso a casa stravolto, certe volte dà anche di stomaco.

– Vomito la vita – dice. Capita che vomiti per intere settimane.

– Devi smetterla di fare sempre così tardi, ti rovini lo stomaco – gli fa – quando poi lo stomaco è rovinato, ci va di mezzo il fegato e lì c’è poco da stare allegri. Il fegato mica è facile da curare, mettitelo in testa!

– Questa è la mia vita. Non mi sono mai piaciute le cose facili. Mi annoio subito, lo sai. Però sono contento che ci sei. Sei importante. Sei il mio punto fermo, farfallina. A me non piace girare intorno alle cose. Se uno dice: “vado di là a scoreggiare” io lo apprezzo. Magari stasera resto a casa e guardiamo insieme la tele, ti va?

– Che idea carina! Parli sul serio?

– Certo, basta che non ci fai l’abitudine.

La sera davanti alla tivù è già passata, stanotte Men è di nuovo fuori. “Era l’accordo”, pensa Laura “non me la devo prendere. Mi è sempre piaciuto per come è. Eravamo giovani, prima…”. Intanto il sonno non arriva e il desiderio cresce. “Bravi così a fare l’amore non ne nascono più, mica scherzo!”

Lui spegne il motore. Nel buio, i fari illuminano un uomo tarchiato, elegante. L’uomo apre la portiera, gli allunga dei biglietti da cento e prende un pacchetto:

– Com’è?

– Pura. L’abbiamo lavata. Niente porcherie.

– Bene. Ti chiamo appena ho bisogno

– Quando vuoi, non ti preoccupare. Rilassati, ti vedo agitato

– No, è che mi aspettano, ho fretta

– Vai allora, che problema c’è? Ci vediamo.

– Okey, a presto…

La macchina riparte, a tutto spiano verso “Heaven”, il famoso ritrovo. Appena sceso ha una bionda addosso, sono mesi che va avanti così. Si è proprio innamorata, cazzo. Ha meno di trent’anni, porta la quarta di reggiseno e le piacciono anche le donne; tre requisiti fondamentali. Adesso però Men non se la sente. E’ un po’, anzi, che non se la sente. Ha voglia di giocare a biliardo, quello sì, di portare i soldi a casa.

– Che ti prende? – fa la bionda, mentre lo vede risalire in auto.

– Non è serata – dice lui e rimette in moto.

Sfreccia nella notte. Le ruote viaggiano nella direzione giusta, come animali. L’odore di lei. Farfallina. Siede sul letto, si guarda intorno. Ombre sulle pareti. Le molle cigolano.

– Sei già qui? Sei solo?

Nessuna risposta, un abbraccio che non finisce mai.

Sospiri come parole, linfa alle speranze, tempo che scivola via, sogni intrecciati nella prima luce.

Aria di pioggia.

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