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Poesie, prose, foto e dipinti

Archivi per il mese di “marzo, 2015”

La bambina pugile, ovvero, la precisione dell’amore

Propongo oggi una splendida poesia di Livia Chandra Candiani, poetessa che ho avuto la fortuna d’incontrare per caso (l’ho riconosciuta, avevo visto una sua foto in rete!) davanti ad una ghiotta bancarella di formaggi di capra, ad un mercatino di quartiere. Chandra mi è parsa timida eppure incisiva, intensa, sensibile, modesta e gentile, qualità che ritrovo nella sua produzione poetica.

Qualche volta io

non ci sono e sono

tutta l’aria, sono

pulviscolo atmosferico

e vibro d’altri

di loro gesti e fiati.

Qualche volta io

sono lombrico e patata

sto a cuccia sottoterra

e germino e faccio

pausa, è come perdere

le foglie per stare

con la vita principale,

allora mi raccolgono

fanno collezione di me

gli oggetti a primavera.

(da LA BAMBINA PUGILE ovvero LA PRECISIONE DELL’AMORE, Einaudi Editore)

Foto di A.L.

Foto di A.Libretti

Sulla condizione umana

Foto di A.L.

Foto di A.L.

Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i due stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica di ogni infinito. Vi si oppone la sempre nostra insufficiente conoscenza del futuro; e questo si chiama, in ogni caso, speranza, e nell’altro, incertezza del domani. Vi si oppone la sicurezza della morte, che impone il limite a ogni gioia, ma anche a ogni dolore. Vi si oppongono le inevitabili cure materiali, che, come inquinano ogni felicità duratura, così distolgono assiduamente la nostra attenzione dalla sventura che ci sovrasta, e ne rendono frammentaria, e perciò sostenibile, la consapevolezza.

(Primo Levi, Se questo è un uomo)

CHE MARZO VINTAGE:

C’E’ UN VINILE SUL SOLE

TWISTA LA LUNA.

2015-03-20 12.43.24

Tempero giorni:

nella neve allo sboccio

ti sto aspettando.

Acquerello su carta

Acquerello su carta

C’est la vie

 Sott'acqua

Oggi ripubblico qua sotto un mio vecchio, brevissimo racconto, pubblicato nel 2009 su una rivista on-line.

C’era una volta un pesce di nome Zuppa, che credeva di essere un cane. Un pescatore un giorno lo pescò, ma dopo averlo guardato un istante, borbottò: “Ti ributto in acqua perché per adesso non sei né cane né pesce”.

Zuppa, anziché essere felice, appena si ritrovò di nuovo libero, scoppiò a piangere.

Piangeva a dirotto, ma nessuno si accorgeva delle sue lacrime, che erano solo gocce in mezzo al mare.

Nemmeno posso abbaiare!” – pensava triste – “E qui non c’è ombra di sole!”.

La sua amica Medusa, vedendolo così abbattuto si mise a danzare per lui. Sinuosa e velata cercava di farlo innamorare, ma senza alcun risultato.

Passò Palla il pesce, che rimanendo immobile si finse luna piena. Zuppa lo fissò estasiato, provò a ululare ma dalla bocca gli uscì una grossa bolla, che subito salì verso l’alto e svanì.

Zuppa si arrabbiò tanto, tanto, ma così tanto che si capovolse e finì a pancia in su.

In quel momento passò la balena Ciccia, il più autorevole cetaceo dei sette mari, che nel vederlo esclamò: “Zuppa è morto!”.

Medusa accorse e nella fretta scordò d’infilarsi la gonnella; Palla il pesce per lo spavento si sgonfiò. Insomma, i due non sembravano più nemmeno loro!

Scherzetto!” – disse Zuppa alla balena Ciccia rivoltandosi con una capriola – “Sono minerale e vegetale!”.

Smettila porco cane!” – gridò Ciccia.

Non ti permettere!” – ribatté Zuppa.

Sei un pesce, non un cane!” – spruzzò d’un fiato Ciccia.

Io pescecane, glup!” – rispose Zuppa.

Ciccia lo guardò esterrefatta: Zuppa aveva appena fatto un sol boccone di Palla e Medusa!

Ma Zuppa ora non piangeva più: lustro come una lama guizzava, i denti bene in mostra, felice.

…C’est la vie !

Poesia leghista

– …Di chi credi che sia?

…Di un santo?…Di Maria?

…Un miracolo è al via!

Tu, con stupore vero,

già guardavi sul cero

atterrare un sombrero.

Nella chiesa, buon Dio

in quel momento anch’io

tremai ma a modo mio.

– Cara, per me è il segnale

di un evento epocale

di portata mondiale!

– Se pensi così scappo

mi sbanda questo fatto

il sombrero è uno smacco.

– Ho pregato con fede

perché cambiasse il vento

e tu vuoi alzare il piede? 

– Vento nostrano invero

di certo non straniero.

Alla larga, sombrero!

Sdegnata, montai in sella.

Va in fretta allontanato

ogni finto alleato.

Oh destriero italiano

se mancherà la biada

niente tacos ma piada.

Acquerello su carta

Acquerello su carta

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