adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Archivio per la categoria “Poesia”

Magia

Nel disarmarmi

io percepisco

in grembo

ogni bellezza

all’abbraccio mi

arrendo

allargo il petto:

è di pane l’addome

vino il sangue.

Disconosco

l’ordigno travestito

la parola violata

l’arroganza.

Nell’accostarmi a te

trasmuta il mondo

il buio tra

le braccia è

tutto luce, m’infiora

la magia

del tuo sorriso.

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Stranezze

Fase di sfera

Apice danza curva

Apogeo nero.

Sembri scomparsa, luna

eppure rendi tondi

spigolosi pensieri.

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Babbo

Ciao bella del tu’ babbo
-così mi salutavi
quand’eri in buona-.
Sappi che manchi, padre.
Pur se imponevi sempre il tuo volere
mi facevi da scudo al malomondo.
Dopo, sono cresciuta.
Amata, ho molto amato.
Ma resti insuperato.

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Sarabanda

Il mio freak nudo

è nella scatola

l’ho trovato oggi

per caso.

Lo cercavo da anni

nelle soffitte

delle vecchie case

nelle cantine dove

mi capitava di

ascoltare

applaudire 

musicisti in erba.

L’ho scoperto in settembre

una domenica.

Se ne stava in un angolo

remoto

credo perché

invecchiato

non conoscibile

a incontrarlo

per strada.

Era meraviglioso

visto così

a sfioro di saliva

in quella sarabanda

di concerti.

Poi, son venute

bacche color 

di curcuma

carminio

e i tempi di 

raccolta  

potatura

prima del  gelo.

Ora che so

che è là

mi sento un po’

acquietata

felice forse

più rasserenata.

Se lo desidero

un domani

posso aprire la scatola

guardarlo 

immaginare di

averlo di

toccarlo  

spoglio

maestoso

nudo

fino dentro

gli occhi.

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Ballata

Con te.

A salire i gradini

di ogni scala.

Nelle ballate

a trecento

di ogni mare.

Nelle polifonie

a tempo variabile

nella forma

a rondò

nel madrigale.

Fulgida fiamma

lampo

amore antico

Benché lontan me trovi in altra parte

Tempo né luoco mai da te mi parte”.

Ascolto attenta

frugo negli accordi

dove sarà sparito?

-mi domando.

Forse starà

bussando

al paradiso

urlando i versi

di Bob Dylan

al cielo

starà con John

tra i fields

but not forever!

 

Ma riprende il tenore

a gorgheggiare

con due soprani

arie

a modulare.

Clavicembalo

liuto flauto viola

viola da gamba e poi

da braccia viola

eppure tra le braccia

non ti ho ancora

e tra le gambe no

meno che meno.

Canta il cantore

canta

scende in sala

mentre un nodo

mi serra già

la gola.

Fine concerto

applaudo a mani tese

schiaccio

un’idea velluto

polverosa.

L’idea batterio

quanto mai letale

insinua che

ti potrei

dimenticare.

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Sentiero del sei

Lungo e tortuoso

il sentiero del sei.

Testa, cuscino

-telecomando in mano-

subito parto per un

viaggio all’indietro.

Vedo cappotti voltati

rivoltati, lacci

consunti, coperte

da schiantare la

gabbia toracica.

E poi veloci

-che dico-

vorticosi

disegni psichedelici

musica dei Matching Mole

quando la questione era

pensa a come sarai, anziché

pensa

a come cazzo sei diventata.

Pirandello docet

e nel sogno

-sogno dal vivo-

il copione è sempre

dimenticato, l’autore

dileguato.

Sequenze, piazze

ma di colpo

-fermo immagine-

volti case automobili

perfino la messinpiega

dell’annunciatrice, la gonna

a sbuffo, il guanto traforato

ecco ricado nella

storia vecchia

odorosa di

quadrotti alla canfora

tastata nei cassetti

nei bauli di larice

in colletti di ricambio duri

come quelli dei preti

in spaghetti fumanti

al ragù nero in dita

bianche d’impasto

in palle di giornale

da farci fiamme

in fogli di carta spessa e

lustra da

non riuscire neanche

a pulircisi il culo.

Dove trovarvi adesso

per chiedere consiglio

insultarvi piangere

stringervi

gente dell’anteguerra

esperti di stenti

e di allegria

bevitori di

caffè alla cicoria

danzatori di boogie

musicisti pazzi

dello swing.

Io cerco voi

voi tutti, sempre

e per sempre

grondanti vita.

 

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Passacaglia

Toccami, senti

senti come vibro!

Già, mi emoziono

e forse anche di più.

 

Lancerei un grido

ad ogni sviolinata.

Scompiglierei la chioma

del vicino

che sonnacchioso

suda nel gilet.

Gli direi: sveglia!

Ma come, sta dormendo?

Come?! Non vive?

 

No no, ti garantisco

te lo giuro

non ne capivo niente

di sarabande, fughe

musicali. 

Mi agitavo su ritmi

rock e blues.

 

Adesso invece

adesso giusto or ora

la passacaglia passa

non s’incaglia

regala ardore

vortici di blu.

 

E’ vero dunque

tardi non è mai

per sorprendersi

il nuovo

a interpretare.

 

Che privilegio

inaspettato dono

invecchiare in minore

e con il sol.

 

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Dichiarazione

Te lo dichiaro:

sono di pianura,

specie quando

il sambuco è

in fioritura.

Possiedo -giuro-

gambe da pianura

come in

quella canzone

veritiera.

Sul piano -vedi-

è il cielo

a dilagare.

Te lo svelo così

senza misura,

tanto per dare il via,

per iniziare.

Per iniziare cosa?

-ecco il problema-

e fino a dove

spingersi a indagare.

L’esitazione piega

la mia schiena,

in vasti campi

mi potrei smarrire.

Termino adesso quindi,

lascio stare.

Saranno vento e

acacie a dissertare,

delle risaie rane

a intervenire.

Noi giù,

frasi alle spalle

come sale.

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Temporale

Oggi nella

mia testa è

temporale.

Nuvolaglia in

capriccio

tuono

a festa.

In combutta

coi suoni

più rubelli

vibrano l’occhio

i battiti di

ciglia.

Non aspettando te

tutto vacilla

se non cado

è perché

pioggia

bacchetta.

Da galantuomo

il tempo assai

smeriglia

la scaglia ieri

rugginosa

brilla.

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I ricordi mi vedono

Un mattino di giugno, troppo presto

per svegliarsi, troppo tardi per riprendere sonno.

 

Devo uscire nel verde gremito

di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.

 

Non si vedono, si fondono totalmente

con lo sfondo, camaleonti perfetti.

 

Così vicini che li sento respirare

benché il canto degli uccelli sia assordante.

 

TOMAS TRANSTROMER (Stoccolma, 1931-2015)

Traduzione di: Maria Cristina Lombardi.

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