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Poesie, prose, foto e dipinti

Archivio per la categoria “Poesia”

Qualcosa (Einiges, di W. Kandinsky)

Un pesce si immergeva sempre più in profondità nell’acqua. Era argenteo. L’acqua era turchina. Lo seguivo con lo sguardo. Il pesce andava sempre più giù. Però lo vedevo ancora. Non lo vedevo più. Lo vedevo ancora quando non potevo più vederlo.

Eppure, eppure vedevo il pesce. Eppure, eppure lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo.

Un cavallo bianco stava eretto immobile sulle lunghe gambe. Il cielo era azzurro. Le gambe erano lunghe. Il cavallo era immobile. La criniera pendeva verso il basso e non si muoveva. Il cavallo stava eretto immobile sulle lunghe gambe. Eppure era vivo. Nessuna vibrazione dei muscoli, nessun fremito della pelle. Era vivo.

Eppure, eppure. Era vivo.

Nell’ampio prato spuntò un fiore. Il fiore era azzurro. Era solo un fiore nell’ampio prato.

Eppure, eppure, eppure. C’era.

Wassily Kandinsky

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Nelle acque

Per rivederti

ho traversato

acque.

Chinato

il dorso

sotto

le cascate.

Sudato

in un anfratto

della grotta.

In nebbia

d’onda

a fondo

respirato.

Sorriso

nelle bionde

rifrazioni.

Brindato

in allegria con

i fantasmi.

Pianto

a dirotto

al fuoco

di Prometeo.

Sorbito

ogni mia

gocciola

di sale.

Poi quando

– nuovamente –

è stata notte

la tua visita

– ecco –

all’improvviso.

Oh volto

mani

polsi

corpo tutto!

E tu che dici

– oh voce –

Io ti amo.

Gli occhi

distolgo

inghiotto

il desiderio

calpesto

bolle

d’incredulità.

Gli occhi

distolgo

per un soffio

uno.

Mi guardo

attorno

e già

qui

non sei

più.

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Vocale

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C’è chi

cesella

in oro

le parole

chi ogni giorno

arabesca

i desideri.

Carapace

parola

cara-pace

troppo spesso

cercata

a diniegare.

Ma se

ideale amore

non è dato

resta

imperfetto amore

non perduto.

Esoscheletri

vedo

sul soffitto

traballanti

fonemi

sensi

doppi.

Vieni

linea di luce

fontanile

nuda vocale

te

voglio

scagliare.

A nulla

vale

pingere

finzione:

un calligramma

brilla e

ci contiene.

La canzone dei vecchi amanti (La chanson des vieux amants)

La canzone di Jacques Brel  nella riscrittura e nell’interpretazione di Franco Battiato. Se non vi convince del tutto andate su youtube e troverete la versione originale francese, ancora più struggente.

Perché a volte è meglio starsene zitti.

E ascoltare.

Buon fine settimana a tutti.

Fatti vivo

Raccolgo cielo

con mani a coppa

e occhi senza fame,

suoi inafferrabili insegnamenti

istruzioni per tornare vivi,

qualunque tempo faccia.

Lentamente

lentamente

riporto a terra un lancio

mani zeppe di invisibile.

Da sole si seminano le parole

in qualunque stagione,

ricaricano il mondo.

(Chandra Livia Candiani, da FATTI VIVO, Einaudi Editore, 2017) 

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Winds of May: una poesia di James Joyce

Winds of May, that dance on the sea,
Dancing a ring-around in glee
From furrow to furrow, while overhead
The foam flies up to be garlanded,
In silvery arches spanning the air,
Saw you my true love anywhere?
Welladay! Welladay!
For the winds of May!
Love is unhappy when love is away!

Brezze di maggio, danzanti sul mare,
Via che danzate di solco in solco
il girotondo esultante, mentre in alto
vola la spuma a farsi ghirlanda
d’argentei archi gettati sull’aria,
vedete l’amor mio da qualche parte?
Ahimè! Ahi!
Brezze di maggio!
Amore è misero se il suo amore è assente!

(da Chamber Music, 1907)

 

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Iris, acquerello

Controcorrente

Palme,

festa recisa.

Di ieri

potatura.

Rami d’ulivo

in croce

sterpi al rogo.

Siamo efemere

mosche di maggio

sciame.

Gemito

fioritura

orgasmo in volo

schiusa.

Poi ovunque

o in nessun

luogo.

Via.

Salpata in sogno

-Senti?-

all’alba io ti sfioro

controcorrente.

Collage, 2017

Tronco.

Radici

Nelle radici

umori

peli

unghie.

Aggrovigliato

al centro

il mio presente.

Concrezione

di semi

muti assenti.

Garza di bisso

lieve

mai affiorata

a medicare

al buio

ogni ferita.

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Meditazione dell’albero

Se cresciuto è

il mio albero

non garantisco

né peraltro

ho vaghezza.

Nel mio

cerco il suo tronco

la cui sfaldatura

invita al graffio.

Vieta 

– per il mio bene –

la mostra di Manet

radicali impressioni

baci francesi.

Vestito in carta

è come oggi

m’appare:

delicato alberino

scompaginato

amore.

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Tra terra e cielo

Hanno messo le scarpe

i miei pensieri.

Non alati

calpestano

l’asfalto.

Se però guardo in basso

allora vedo

che mi ballano i piedi

nelle sneakers.

Calzature da fiaba

le tue scarpe:

dove trasuda

largo

il desiderio.

Da qui

lungo i polpacci

sale

sale

fino al segreto occhio

in mezzo ai due.

Sta -la voglia di te-

tra terra

e cielo.

acrilico

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