adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Archivio per la categoria “Poesia”

Ballata

Con te.

A salire i gradini

di ogni scala.

Nelle ballate

a trecento

di ogni mare.

Nelle polifonie

a tempo variabile

nella forma

a rondò

nel madrigale.

Fulgida fiamma

lampo

amore antico

Benché lontan me trovi in altra parte

Tempo né luoco mai da te mi parte”.

Ascolto attenta

frugo negli accordi

dove sarà sparito?

-mi domando.

Forse starà

bussando

al paradiso

urlando i versi

di Bob Dylan

al cielo

starà con John

tra i fields

but not forever!

 

Ma riprende il tenore

a gorgheggiare

con due soprani

arie

a modulare.

Clavicembalo

liuto flauto viola

viola da gamba e poi

da braccia viola

eppure tra le braccia

non ti ho ancora

e tra le gambe no

meno che meno.

Canta il cantore

canta

scende in sala

mentre un nodo

mi serra già

la gola.

Fine concerto

applaudo a mani tese

schiaccio

un’idea velluto

polverosa.

L’idea batterio

quanto mai letale

insinua che

ti potrei

dimenticare.

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Sentiero del sei

Lungo e tortuoso

il sentiero del sei.

Testa, cuscino

-telecomando in mano-

subito parto per un

viaggio all’indietro.

Vedo cappotti voltati

rivoltati, lacci

consunti, coperte

da schiantare la

gabbia toracica.

E poi veloci

-che dico-

vorticosi

disegni psichedelici

musica dei Machine Mole

quando la questione era

pensa a come sarai, anziché

pensa

a come cazzo sei diventata.

Pirandello docet

e nel sogno

-sogno dal vivo-

il copione è sempre

dimenticato, l’autore

dileguato.

Sequenze, piazze

ma di colpo

-fermo immagine-

volti case automobili

perfino la messinpiega

dell’annunciatrice, la gonna

a sbuffo, il guanto traforato

ecco ricado nella

storia vecchia

odorosa di

quadrotti alla canfora

tastata nei cassetti

nei bauli di larice

in colletti di ricambio duri

come quelli dei preti

in spaghetti fumanti

al ragù nero in dita

bianche d’impasto

in palle di giornale

da farci fiamme

in fogli di carta spessa e

lustra da

non riuscire neanche

a pulircisi il culo.

Dove trovarvi adesso

per chiedere consiglio

insultarvi piangere

stringervi

gente dell’anteguerra

esperti di stenti

e di allegria

bevitori di

caffè alla cicoria

danzatori di boogie

musicisti pazzi

dello swing.

Io cerco voi

voi tutti, sempre

e per sempre

grondanti vita.

 

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Passacaglia

Toccami, senti

senti come vibro!

Già, mi emoziono

e forse anche di più.

 

Lancerei un grido

ad ogni sviolinata.

Scompiglierei la chioma

del vicino

che sonnacchioso

suda nel gilet.

Gli direi: sveglia!

Ma come, sta dormendo?

Come?! Non vive?

 

No no, ti garantisco

te lo giuro

non ne capivo niente

di sarabande, fughe

musicali. 

Mi agitavo su ritmi

rock e blues.

 

Adesso invece

adesso giusto or ora

la passacaglia passa

non s’incaglia

regala ardore

vortici di blu.

 

E’ vero dunque

tardi non è mai

per sorprendersi

il nuovo

a interpretare.

 

Che privilegio

inaspettato dono

invecchiare in minore

e con il sol.

 

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Dichiarazione

Te lo dichiaro:

sono di pianura,

specie quando

il sambuco è

in fioritura.

Possiedo -giuro-

gambe da pianura

come in

quella canzone

veritiera.

Sul piano -vedi-

è il cielo

a dilagare.

Te lo svelo così

senza misura,

tanto per dare il via,

per iniziare.

Per iniziare cosa?

-ecco il problema-

e fino a dove

spingersi a indagare.

L’esitazione piega

la mia schiena,

in vasti campi

mi potrei smarrire.

Termino adesso quindi,

lascio stare.

Saranno vento e

acacie a dissertare,

delle risaie rane

a intervenire.

Noi giù,

frasi alle spalle

come sale.

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Temporale

Oggi nella

mia testa è

temporale.

Nuvolaglia in

capriccio

tuono

a festa.

In combutta

coi suoni

più rubelli

vibrano l’occhio

i battiti di

ciglia.

Non aspettando te

tutto vacilla

se non cado

è perché

pioggia

bacchetta.

Da galantuomo

il tempo assai

smeriglia

la scaglia ieri

rugginosa

brilla.

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I ricordi mi vedono

Un mattino di giugno, troppo presto

per svegliarsi, troppo tardi per riprendere sonno.

 

Devo uscire nel verde gremito

di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.

 

Non si vedono, si fondono totalmente

con lo sfondo, camaleonti perfetti.

 

Così vicini che li sento respirare

benché il canto degli uccelli sia assordante.

 

TOMAS TRANSTROMER (Stoccolma, 1931-2015)

Traduzione di: Maria Cristina Lombardi.

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Pixel

Non siamo stati

nell’isola spagnola

né in quella italiana

non siamo stati

in Costa Rica.

Non siamo stati,

mai.

 

Di notte non

compari

padrone è

il quotidiano

sì, quello

cartaceo

spiegazzato

anche se tu

al riguardo

ti mostravi assai

scettico e

quotidianamente

mi nutrivi

di pixel.

 

Torna, ti prego

a inondarmi d’e-

mail.

Mi urge

la tua irripetibile

emoticon

la nostra unicità

automatica

le tue parole

retroilluminate.

Di troppo

ragionate

perentorie

stampate

d’un tratto

all’improvviso

a me sottratte.

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Cucina reattiva

Gustative

papille

ormai

v’intendo.

Né più

mi curo di

quel frigo

vuoto.

Circolarmente

rimesto

tempospazio,

abile a

commutare

umili avanzi.

Oggi,

nuove ricette:

mumble

crumble,

bavarese

di zero

grano in

zucca,

salivella

integrale

senza

gnocca.

Sottoloscrivo:

mi nutro

di emozioni.

Mordo

malate attese

aspettative.

Sputo

silenzi pregni

di tensione.

Mangio

pensieri

lievi inascoltati

e i tuoi

distratti baci

da cazzone.

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Oceani

RIFIUTI A RIVA-

MA NELL’OCEANO, A NOTTE

IL PLANCTON BRILLA.

FORTE VORREI -LO GIURO-

POTER DIMENTICARE:

PLASTICA IN OGNI DOVE,

SU RAMI E CAMPI, IN MARE.

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Passaggi di stato

Imperscrutabile

la volontà di pioggia

come di pianto

che ha perduto

il sale.

Ineludibile

il messaggio del sogno

rivelatore

di quello che è

il reale.

Sotto ghiaccio

mi metto

o perdo forma

mentre archivio

domande

mai evase.

Pedante

-mi si dirà-

di cuore avara.

Eppure c’è

un eringio

sotto sterno

che gonfia, preme,

tenta di affiorare,

un profluvio di alghe

senza nome,

specie bastarde

prive di menzione.

E nel caos

di quel verde

da fiumana

qualche grumolo

scorre:

in filigrana.

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