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Poesie, prose, foto e dipinti

Archivio per la categoria “Poesia”

La Biblioteca degli Alberi

Annuncio oggi che tra i #PercorsiPoetici del nascente parco La Biblioteca degli Alberi, a Porta Nuova (Milano) comparirà (incisa su lamiera e applicata su base in calcestruzzo) una mia breve poesia: un haiku. Al concorso PercorsiPoetici hanno partecipato più di 500 componimenti e ne sono stati selezionati 20.

Felice di sapere che a breve questa mia frase farà compagnia a chi cammina tra gli alberi.

Quando fiorisci/ la terra s’innamora/ pianta di tiglio.

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Altrove

Io appartengo alla musica orientale

alle liane intrecciate sopra l’acqua

a finestre barrate per le scimmie

a occhi neri nel buio lampeggianti.

Dalle genti sull’Arno non discendo

né da chi sopra gli acini pigiava.

Già una nota di ottone mi sospinge

nei territori a est, oltre il confine.

Mi ritrovo a danzare sulle sponde

del Milijacka, sui ponti a Sarajevo.

A infiorare i capelli con le rose

a ruotare la gonna variopinta.

La voce a modulare come un’onda

annusando l’odore delle spezie

a seguire le spire dell’incenso

a invocare la pioggia sui banani.

Mi sottrasse alla fame un dio pietoso

e a sanguinose guerre fratricide.

Ringrazio oggi chi di me ebbe cura

ma sono altrove quando il fiato suona.

Altrove canto.

Altrove, altrove, altrove.

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Una poesia dallo spettacolo Dhvani

Spiffero di minuti.

Vorticoso,

il respiro reclama

indietro il tempo.

L’iride, alla partenza,

schiocca lesta

ma poi, come incantata,

sta nel vuoto.

Gambe di muschio e terra,

schiena a fuso,

la fronte liscia ora,

da bambina.

Muta nei solchi a lato,

ciglia ferme,

mobile il piede batte,

nella danza.

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Sulla strada

Psichedelico eri, sei, rimani

tutto il nostro stupore ho tra le mani

mani grandi? No, mani piccoline

che hanno giocato insieme, birichine.

La giovinezza stava nel presente

nella foto si nota -eddai!- non mente.

Il gran cerchio con te curvava bene

anche perché non c’erano catene.

Te ne sei andato presto amore caro

fingendo d’ignorar che il tempo è avaro.

Senza di te si sta come una foglia

-un poeta lo disse e dio non voglia

che ora s’adombri se lo tiro in ballo-

m’è la poesia compagna senza fallo.

Amore psichedelico ti chiamo

sognando California dal mio ramo:

San Francisco, San Diego, sulla strada

col tuo sorriso sempre, ovunque vada.

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Svagata

Svagata mi ritrovo

e smarrita nell’ieri:

mi aggiro tra speranze

ricordi, desideri .

Un tale evento celo

al mondo e a chi per esso

mi biasimo lo ammetto

per straniarmi sì spesso.

Vorrei stare in ascolto

di chi parla al presente

senza far dirottare

altrove la mia mente.

Eppure anche volendo

non sempre ciò mi riesce

quindi vi chiedo scusa

se muta sto da pesce.

Forse il perduto amore

conquistato ha ogni spazio

gli ho fatto largo apposta

per tacitar lo strazio.

Si tratta di momenti

per il resto ci sono

non v’offendete amici

e datemi il perdono.

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Una poesia di Franco Marcoaldi

Il vero Natale prevede

la presenza di un figlio

e una madre. Solo allora

la candela si accende,

il canto risuona, si affaccia

un sorriso e il figlio comprende

quanto lungo sia il tratto di vita

che la madre benigna gli apre.

 

Scomparsa la madre, sul Natale

ricade un alone di piombo –

la festa ha smarrito

il suo senso più vero, profondo.

(da Tutto qui di Franco Marcoaldi, Einaudi Editore)

 

Qua sotto, un acquerello di mia madre, Maria Dattoli.

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Now

Vedi quel buio

contro

chele e zampe

in mezzo a onde

di sabbia

a duna a duna?

Odi il frusciare

a notte

dei granelli

lo scorpione

che uccide

mentre ama?

Il silenzio

dei pesci

là ad oriente?

La risata

oceanica

a gabbiano?

Artico vento

mi s’incolla

addosso

pensieri spazza

e tutto attorno

ghiaccia

ma un solo

volto

non s’incrina:

il tuo.

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Così

Così di solitudine

agghindata

m’aggiro lieve

in mezzo alle parole

libertà privilegio

bambù in resta

vento ocarina

canone che soffia

eppure anche

malattia dell’oggi

inane fiore

pervasivo dono

a un occidente

che si tiene colto.

Scomparso amore

sogno dirupato

mio ibisco rosso

della vita sale

speranza in dote

alla materia oscura

in compagnia starò

di un secco manto

lanciato a terra

quando dio lo vuole

a benedire

l’aritmia dei lampi

bacche in scompiglio

smadonnanti cari.

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Callicarpa

Non so la parte mai

non so la parte

rinuncio al ruolo

sasso con il foro

pietra bucata

quasi mitragliata

pizzichi vuota

gola rinsecchita.

Con gran fatica

arranca ogni pensiero

neonato nero

sguardo celestiale.

Non so la parte io

mi tiro indietro

e frugo frugo

in cerca del copione

che mi è sottratto

perché già mutato

nelle battute

personaggi

trama.

Smarriti appunti

note d’intenzioni

al posto loro

dei romanzi fiume

che non potrò all’intero

recitare giacché sì

tutto son tenuta a dire

prima che il giorno

faccia colazione.

Amore invita a

stare per andare

non aspettare

non interpretare

muovo le mani

soffio sulla carta

sei tu a parlare

dolce callicarpa.

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(Callicarpa)

Vitis vinifera

Ipotesi errata:

quindi, non la wisteria

non il ginko.

D’ottobre il terzo

segreto giunse

comunque di martedì

come previsto.

 

Inspiro vermiglio

rosso della barbera

per la sfida a colori

là nell’orto quando

-inaspettata amata-

tu mi attiri

le venature ruoti

e agiti paillettes

lungo il picciuolo.

Vitis vinifera

dall’inebriante vita

come ho potuto

proprio te ignorare?

Fremere fai

pupille

papille gustative

qui ahah

qui ahahah

oh quanto ridere!

 

Qui

sulla linea che

da una sponda all’altra

curva traversa

tutto intero

il palmo.

In allegria stormisci

-frusc frusc –

e a stormire continui

-fatale distrazione-

nella molle caduta

sotto suole altrui.

 

Da laggiù

-frusc-

odo ancora

mille vite possiedi

(più di un gatto)

senza timore canti

di frammento

in frammento

all’infinito.

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