adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Archivio per la categoria “Poesia”

Dichiarazione

Te lo dichiaro:

sono di pianura,

specie quando

il sambuco è

in fioritura.

Possiedo -giuro-

gambe da pianura

come in

quella canzone

veritiera.

Sul piano -vedi-

è il cielo

a dilagare.

Te lo svelo così

senza misura,

tanto per dare il via,

per iniziare.

Per iniziare cosa?

-ecco il problema-

e fino a dove

spingersi a indagare.

L’esitazione piega

la mia schiena,

in vasti campi

mi potrei smarrire.

Termino adesso quindi,

lascio stare.

Saranno vento e

acacie a dissertare,

delle risaie rane

a intervenire.

Noi giù,

frasi alle spalle

come sale.

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Temporale

Oggi nella

mia testa è

temporale.

Nuvolaglia in

capriccio

tuono

a festa.

In combutta

coi suoni

più rubelli

vibrano l’occhio

i battiti di

ciglia.

Non aspettando te

tutto vacilla

se non cado

è perché

pioggia

bacchetta.

Da galantuomo

il tempo assai

smeriglia

la scaglia ieri

rugginosa

brilla.

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I ricordi mi vedono

Un mattino di giugno, troppo presto

per svegliarsi, troppo tardi per riprendere sonno.

 

Devo uscire nel verde gremito

di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.

 

Non si vedono, si fondono totalmente

con lo sfondo, camaleonti perfetti.

 

Così vicini che li sento respirare

benché il canto degli uccelli sia assordante.

 

TOMAS TRANSTROMER (Stoccolma, 1931-2015)

Traduzione di: Maria Cristina Lombardi.

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Pixel

Non siamo stati

nell’isola spagnola

né in quella italiana

non siamo stati

in Costa Rica.

Non siamo stati,

mai.

 

Di notte non

compari

padrone è

il quotidiano

sì, quello

cartaceo

spiegazzato

anche se tu

al riguardo

ti mostravi assai

scettico e

quotidianamente

mi nutrivi

di pixel.

 

Torna, ti prego

a inondarmi d’e-

mail.

Mi urge

la tua irripetibile

emoticon

la nostra unicità

automatica

le tue parole

retroilluminate.

Di troppo

ragionate

perentorie

stampate

di strappo

all’improvviso

a me sottratte.

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Cucina reattiva

Gustative

papille

ormai

v’intendo.

Né più

mi curo di

quel frigo

vuoto.

Circolarmente

rimesto

tempospazio,

abile a

commutare

umili avanzi.

Oggi,

nuove ricette:

mumble

crumble,

bavarese

di zero

grano in

zucca,

salivella

integrale

senza

gnocca.

Sottoloscrivo:

mi nutro

di emozioni.

Mordo

malate attese

aspettative.

Sputo

silenzi pregni

di tensione.

Mangio

pensieri

lievi inascoltati

e i tuoi

distratti baci

da cazzone.

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Oceani

RIFIUTI A RIVA-

MA NELL’OCEANO, A NOTTE

IL PLANCTON BRILLA.

FORTE VORREI -LO GIURO-

POTER DIMENTICARE:

PLASTICA IN OGNI DOVE,

SU RAMI E CAMPI, IN MARE.

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Passaggi di stato

Imperscrutabile

la volontà di pioggia

come di pianto

che ha perduto

il sale.

Ineludibile

il messaggio del sogno

rivelatore

di quello che è

il reale.

Sotto ghiaccio

mi metto

o perdo forma

mentre archivio

domande

mai evase.

Pedante

-mi si dirà-

di cuore avara.

Eppure c’è

un eringio

sotto sterno

che gonfia, preme,

tenta di affiorare,

un profluvio di alghe

senza nome,

specie bastarde

prive di menzione.

E nel caos

di quel verde

da fiumana

qualche grumolo

scorre:

in filigrana.

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La Biblioteca degli Alberi

Annuncio oggi che tra i #PercorsiPoetici del nascente parco La Biblioteca degli Alberi, a Porta Nuova (Milano) comparirà (incisa su lamiera e applicata su base in calcestruzzo) una mia breve poesia: un haiku. Al concorso PercorsiPoetici hanno partecipato più di 500 componimenti e ne sono stati selezionati 20.

Felice di sapere che a breve questa mia frase farà compagnia a chi cammina tra gli alberi.

Quando fiorisci/ la terra s’innamora/ pianta di tiglio.

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Altrove

Io appartengo alla musica orientale

alle liane intrecciate sopra l’acqua

a finestre barrate per le scimmie

a occhi neri nel buio lampeggianti.

Dalle genti sull’Arno non discendo

né da chi sopra gli acini pigiava.

Già una nota di ottone mi sospinge

nei territori a est, oltre il confine.

Mi ritrovo a danzare sulle sponde

del Milijacka, sui ponti a Sarajevo.

A infiorare i capelli con le rose

a ruotare la gonna variopinta.

La voce a modulare come un’onda

annusando l’odore delle spezie

a seguire le spire dell’incenso

a invocare la pioggia sui banani.

Mi sottrasse alla fame un dio pietoso

e a sanguinose guerre fratricide.

Ringrazio oggi chi di me ebbe cura

ma sono altrove quando il fiato suona.

Altrove canto.

Altrove, altrove, altrove.

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Una poesia dallo spettacolo Dhvani

Spiffero di minuti.

Vorticoso,

il respiro reclama

indietro il tempo.

L’iride, alla partenza,

schiocca lesta

ma poi, come incantata,

sta nel vuoto.

Gambe di muschio e terra,

schiena a fuso,

la fronte liscia ora,

da bambina.

Muta nei solchi a lato,

ciglia ferme,

mobile il piede batte,

nella danza.

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