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Poesie, prose, foto e dipinti

Archivio per il tag “colori”

Qualcosa (Einiges, di W. Kandinsky)

Un pesce si immergeva sempre più in profondità nell’acqua. Era argenteo. L’acqua era turchina. Lo seguivo con lo sguardo. Il pesce andava sempre più giù. Però lo vedevo ancora. Non lo vedevo più. Lo vedevo ancora quando non potevo più vederlo.

Eppure, eppure vedevo il pesce. Eppure, eppure lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo.

Un cavallo bianco stava eretto immobile sulle lunghe gambe. Il cielo era azzurro. Le gambe erano lunghe. Il cavallo era immobile. La criniera pendeva verso il basso e non si muoveva. Il cavallo stava eretto immobile sulle lunghe gambe. Eppure era vivo. Nessuna vibrazione dei muscoli, nessun fremito della pelle. Era vivo.

Eppure, eppure. Era vivo.

Nell’ampio prato spuntò un fiore. Il fiore era azzurro. Era solo un fiore nell’ampio prato.

Eppure, eppure, eppure. C’era.

Wassily Kandinsky

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Winds of May: una poesia di James Joyce

Winds of May, that dance on the sea,
Dancing a ring-around in glee
From furrow to furrow, while overhead
The foam flies up to be garlanded,
In silvery arches spanning the air,
Saw you my true love anywhere?
Welladay! Welladay!
For the winds of May!
Love is unhappy when love is away!

Brezze di maggio, danzanti sul mare,
Via che danzate di solco in solco
il girotondo esultante, mentre in alto
vola la spuma a farsi ghirlanda
d’argentei archi gettati sull’aria,
vedete l’amor mio da qualche parte?
Ahimè! Ahi!
Brezze di maggio!
Amore è misero se il suo amore è assente!

(da Chamber Music, 1907)

 

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Iris, acquerello

Sostituzione

Ti hanno divelto-

più non vibra lo spazio

tra casa e casa.

 

Sul tuo ceppo hanno scritto:

verrà sostituito.

WP_20170306_001.jpg(Acrilico)

Tradimenti

acrilico-giallo

Torna

Rancore,

Astio.

Dico:

Innamorarsi

Mai.

Evita.

Negati.

Tramonti

Ignora.

Agrumi

Oggi consegno al blog un cesto di agrumi di Sicilia: cedro e limoni.

E’ un periodo in cui non trovo le parole (o forse non voglio trovarle), così mi affido alle setole del pennello, all’acqua. Sposto i colori, sposto i pensieri.

Mi auguro comunque che tornino a farmi visita, prima o poi, il desiderio, la forza, la determinazione per ricominciare a scrivere, anche fosse per me e basta, o per un solo lettore.

Buon fine settimana a chi passa da qui!

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Quasi Natale

Mi sono messa pazientemente in coda, davanti all’ingresso di Palazzo Marino. Di mattino forse c’è una minore affluenza, infatti non ho dovuto attendere così a lungo. Prima dell’opera pittorica, una solenne introduzione musicale. E all’improvviso, eccola lì, a illuminare il buio. Proprio lei, sì, lei dall’ovale perfetto: la Madonna della Misericordia di Piero della Francesca, che il Comune ha voluto quest’anno offrire in visione, durante il periodo natalizio, a chi abita in questa città o a chi ci passa. Ho provato una strana sensazione, un misto d’incredulità e d’indicibile contentezza. A starmi accanto c’eri tu, che mi hai insegnato ad amare questo artista. Insomma, è accaduto: ci siamo ritrovati sotto il manto, emozionati come al nostro primo appuntamento.

Grazie dello splendido regalo, Milano.

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Mira la via

Ripubblico oggi un vecchio, brevissimo racconto, nato dal felice incontro (avvenuto nel 2001) con Meera Hashimoto, artista giapponese, maestra di pittura e di meditazione. Desidero oggi dedicarlo agli invisibili cari che mi abitano e accompagnano.

Guardava la via, la guardava bene, ma non decideva mai in anticipo che direzione prendere. A Mira piaceva improvvisare. Svoltare, tirare diritto, tornare indietro. Amava il cambiamento repentino, da cui nasceva sempre una sorpresa. Negli ultimi tempi, però, la via era sparita e lei non sapeva più dove si trovava. Le sembrava di viaggiare a mezz’aria. Certe volte le sbucavano le dita, tra le nuvole basse: faceva quasi fatica a riconoscerle. Eppure aveva sempre avuto piena coscienza di sé e ottimo senso di orientamento. Smarrita, non sapeva da che parte  voltarsi. Non riconosceva destra e sinistra, alto e basso, dentro e fuori. Si sentiva un fantasma. La cosa cominciava a pesarle, allora disse:

– Voglio essere un fantasma arlecchino.

Dove prendere i colori, ecco il problema. Intorno non c’era niente, solo massi, polvere.

Mira abbassò le palpebre, le strinse forte. Comparve prima l’arancio, poi il carminio. Ma non appena aprì gli occhi i colori svanirono. Che fare? Non poteva tenere sempre gli occhi chiusi. Non poteva evitare di guardarsi intorno a cercare l’orizzonte. La situazione era poco piacevole, complicata, senza apparente via d’uscita. D’istinto decise di darsi una spinta. Non pensava di avere tanta forza. Invece si sollevò nello spazio come una ballerina. Era una situazione strana galleggiare nell’aria e non nell’acqua. Ma in quel preciso istante iniziò a piovere. L’acqua si fece viva, insomma, come a reclamare un suo diritto. O quanto meno, così parve a Mira. Che ne ammirò la determinazione. Il cielo si squarciò e s’intravide un lampo. Mira cominciava a sentirsi di nuovo a suo agio. Saltellava, sudava. Le gocce di pioggia e di sudore le avevano bagnato il vestito e strofinando le mani sulla stoffa l’era rimasto  sui polpastrelli un cobalto venato di viola. Disegnò ali sulle braccia e provò a muoverle ritmicamente. L’attrito con l’aria non le consentiva di spiccare il volo, ma il sangue si ossigenava, circolava. Lei continuava a saltare. Saltava e insieme le usciva dalla gola una voce forte. Mira era leggera a vedersi, ma il suo corpo si stava radicando. Le piante dei piedi ritrovarono la terra; sotto le unghie fango, fango, tanto fango. La pelle si tinse di un colorito bruno, con delle sfumature chiare. Adesso sì che erano evidenti, le vedeva brillare. Erano verde limone, oliva, pistacchio. Un breve tratto di via le si era aperto intorno. Un cerchio di smeraldo.

Mi siedo qui a giocare – pensò.

E così fece. Scavò una buca profonda. L’acqua della pioggia continuava a scendere, ma non riusciva a riempire la buca. Mira scoppiò a piangere. La pozza d’acqua crebbe, arrivò fino all’orlo. Era leggermente salmastra. Lei v’immerse la cosa di fango che aveva appena finito di plasmare. Una figuretta. Con sembianza umane, forse. O forse animali. L’acqua cambiò consistenza. Cerchi concentrici sulla superficie della pozza, bollicine. Piccole esplosioni di mota, a raggiera. Poi tutto si fece immobile. Aveva smesso di piovere. 

Mira guardò davanti a sé. Stava calando la notte. La strada, lentamente, cominciava a biancheggiare. Poi divenne come una pennellata decisa, che andava. Mira si alzò. La via era segnata. Sembrava quasi non avere fine.

– Mistero! – Sussurrò lei nel buio.

Si stese un attimo e il nero l’avvolse.

(Da “Incontri di stagione”, Zephyro Edizioni)

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Su acero e faggio/ si poserà la brina/ malinconia.

Mancanza

Mando

Amore

Non

Crisantemi

Amore

Nello

Zefiro

Amore.

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Haiku del 24 dicembre

Raggi d’aurora

sapore d’infinito

onda su ghiaccio.

aurora boreale

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