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In Sicilia

Ho appena fatto un viaggio che per quanto breve mi ha riconciliato col mondo. Suoni, odori e immagini che andavano sbiadendo hanno ripreso vigore facendomi apprezzare ogni istante.

Persa nella campagna siciliana, là dove in mare sfociano ben tre fiumi, la notte era un incanto.

Richiami di uccelli, stelle tremule, aria fresca in cui ondeggiava il velo della zanzariera. E in lontananza, la melodia della risacca.

A questo dono del cielo c’è da aggiungere una buona compagnia e un libro meraviglioso: “Canto della pianura”, di Kent Haruf.

E come non citare poi l’anziana guida di un museo quasi perso nel nulla, che continuava a ripetere – Oh quant’è bello il mio paese!

E i giovani di Favara, che instancabili progettano un futuro diverso per l’isola intera; un progetto che sta già diventando virale.

E il teatro e la danza, che di nuovo hanno animato le antiche rovine. E la musica al tramonto sulla Scala dei Turchi, come in un film di Fellini.

Insomma, capita questo: non appena le domande inutili (e le ripetitive, seppure inevitabili, incombenze quotidiane) si fanno da parte, lo spazio- tempo interiore si amplia. Torna così a balzare agli occhi il valore delle cose. Quanto meno questo è capitato a me. E tra le cose balzatemi agli occhi durante questo breve, intenso viaggio, eccone una piccola piccola ma non meno importante: ogni sasso di fiume è una scultura, un quadro, un’opera d’arte.

Così come il cammino tra gli alberi a ridosso del mare che ho avuto la fortuna di percorrere e di fotografare.

Buona estate a tutti, anche a chi può viaggiare solo con il pensiero.

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Nelle acque

Per rivederti

ho traversato

acque.

Chinato

il dorso

sotto

le cascate.

Sudato

in un anfratto

della grotta.

In nebbia

d’onda

a fondo

respirato.

Sorriso

nelle bionde

rifrazioni.

Brindato

in allegria con

i fantasmi.

Pianto

a dirotto

al fuoco

di Prometeo.

Sorbito

ogni mia

gocciola

di sale.

Poi quando

– nuovamente –

è stata notte

la tua visita

– ecco –

all’improvviso.

Oh volto

mani

polsi

corpo tutto!

E tu che dici

– oh voce –

Io ti amo.

Gli occhi

distolgo

inghiotto

il desiderio

calpesto

bolle

d’incredulità.

Gli occhi

distolgo

per un soffio

uno.

Mi guardo

attorno

e già

qui

non sei

più.

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Dopo ieri

Dunque, forse ho sbagliato. Ho creato un blog in cui non scrivo del mio lavoro, al di fuori di qualche vago accenno. Negli archivi chi legge troverà solo esigue tracce di teatro; non menziono il doppiaggio o i dialoghi delle serie Tv a cui dedico gran parte del tempo.  Non ho mai citato le persone (celebri, loro sì, e generose, quindi colgo l’occasione per farlo: Lella Costa, Dacia Maraini, Angela Finocchiaro, Cesare De Marchi) che mi hanno accompagnato lungo un percorso accidentato e contraddittorio.  Ho imparato tardi a prescindere dall’altrui approvazione, ad andare avanti per la mia strada; a volte mi capita di cascare di nuovo nel gioco cruento del giudizio e del confronto. E però penso di avere assecondato la mia natura, anche se un po’ balzana. E comunque ora, al di là di ogni ragionevole considerazione, quello che m’importa davvero è altro, finalmente l’ho capito (sarà grazie all’età!). L’importante ora per me è vivere, sentirmi viva; stare nella bellezza della natura, circondarmi di persone care ma anche di silenzio, apprezzare il confronto e la solitudine. E oggi mi concedo qualche riga per gridare in rete questo: una delle cose più belle che ho avuto è il tempo con te. Un tempo breve, rotondo, una linea curva partita da lontano che ci ha abbracciato di sorpresa. Un cerchio aperto. Incompiuto, imperfetto. Un giardino senza recinzione. Come quello in cui guardandomi negli occhi in un giorno di primavera hai detto: “Qui siamo stati quasi felici”.

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Senza titolo

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Tra noi parole

petali e gridi in volo:

scelgo una carta.

 

Deviando raggi il mare

non partecipa al gioco.

Controcorrente

Palme,

festa recisa.

Di ieri

potatura.

Rami d’ulivo

in croce

sterpi al rogo.

Siamo efemere

mosche di maggio

sciame.

Gemito

fioritura

orgasmo in volo

schiusa.

Poi ovunque

o in nessun

luogo.

Via.

Salpata in sogno

-Senti?-

all’alba io ti sfioro

controcorrente.

Collage, 2017

Tronco.

5 aprile

Per te ogni fronda

foglia petalo frutto

per sempre aprile.

WP_20170403_001(Ascoltando April Fool di Patti Smith)

Radici 2

Continuando la ricerca sulle e tra le radici, ecco qui un altro volo a bordo del mio sottoterrino. Facendomi lentamente strada, le scopro abitate da volti, sguardi, sorrisi. Gremite di eventi accaduti nella lontana infanzia e custoditi in gran segreto, come un inestimabile tesoro. In fondo a destra, avvoltolato, un potenziale io, ancora in divenire. Nell’insieme, un intorcinato rebelot, ereditato dalla famiglia (come tutti ben sappiamo, e come scriveva Ronald Laing, padre dell’anti-psichiatria, i legami sono anche catene).

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Meditazione dell’albero

Se cresciuto è

il mio albero

non garantisco

né peraltro

ho vaghezza.

Nel mio

cerco il suo tronco

la cui sfaldatura

invita al graffio.

Vieta 

– per il mio bene –

la mostra di Manet

radicali impressioni

baci francesi.

Vestito in carta

è come oggi

m’appare:

delicato alberino

scompaginato

amore.

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Sostituzione

Ti hanno divelto-

più non vibra lo spazio

tra casa e casa.

 

Sul tuo ceppo hanno scritto:

verrà sostituito.

WP_20170306_001.jpg(Acrilico)

Agrumi

Oggi consegno al blog un cesto di agrumi di Sicilia: cedro e limoni.

E’ un periodo in cui non trovo le parole (o forse non voglio trovarle), così mi affido alle setole del pennello, all’acqua. Sposto i colori, sposto i pensieri.

Mi auguro comunque che tornino a farmi visita, prima o poi, il desiderio, la forza, la determinazione per ricominciare a scrivere, anche fosse per me e basta, o per un solo lettore.

Buon fine settimana a chi passa da qui!

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