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Poesie, prose, foto e dipinti

Archivio per il tag “Diario”

In montagna

Un piccolo acquerello, un modo per esprimere la  gioia di stare di nuovo in mezzo ai monti. L’ho fatto in agosto, un agosto che sembra già molto lontano. La felicità di quest’estate è stata maggiore del previsto quando mi sono resa conto di poter di nuovo affrontare ripidi sentieri, quando pensavo di non poterlo più fare per un banale (e tuttavia increscioso e preoccupante) problema al ginocchio. Invece non è stato così, evviva evviva! Quindi ora mi sento di confermarlo con certezza: il piacere di camminare in montagna è per me un’inesauribile fonte di gioia. Stando lassù cambia la percezione delle cose; non solo i miei occhi si beano di tanta bellezza, ma ho l’impressione (o forse la presunzione) che l’intero creato mi parli e mi sussurri:  -Sei minuscola, è vero, ma pur sempre desiderata, attesa, unica.

Che fortuna avere ancora gambe e fiato! Grazie alle pietre, ai larici, all’artemisia, alle marmotte, alle volpi, agli stambecchi. Grazie ai ruscelli, ai pascoli alpini, al vento. A Paolo Cognetti che della vita tra i monti ha saputo cogliere e trasmettere l’essenza con il suo “Le otto montagne”, edito da Einaudi e (giustamente) premiato con lo Strega  2017.

Grazie a tutti i compagni delle alte vie.

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Nebbia

Taglio le nubi:

a voce piena chiamo

già bianca in volto.

Grazie lucente corvo

che mi hai detto la strada.

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Senza mente

Senza mente riesco

a respirare

far entrare

il tuo corpo

fino ai lombi

far uscire la dotta

ingarbugliata

che pretende

la chiosa

a ogni parola.

Senza mente so

tornar sui passi

tra le sospese valli

so sostare.

Riesco a camminare

sotto il sole

gli sguardi a sostenere

giallo mais.

Tracciarti so tra

i buffi degli steli

danzare con zanzare

sotto i pioppi.

Né più io tremo

nel lasciar la strada

giacché grato m’è

il non trovarmi

e l’essermi smarrita

in quell’infinitudine.

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T’è indifferente?/ Resta che t’amo e t’amo/ cielo d’estate.WP_20170814_002

I niul (Le nuvole), di Franco Loi

Prima di augurare a chi passa da qui buon agosto, desidero pubblicare una poesia di Franco Loi, gentilmente segnalatami dall’amico Antonio Fiori, a sua volta poeta e già apparsa il 9 marzo 2012 sul blog di poesia della rai di Luigia Sorrentino (che consiglio di visitare). E’ una poesia in milanese tratta dal libro “I niul”, pubblicato da Interlinea, che bene si accompagna ai miei pensieri e alle fotografie di nuvole che sto scattando compulsivamente da un po’ di tempo a questa parte, alla ricerca (infantile, banale e ingenua, che però continuo in qualche modo a sentire non del tutto vana) di chi ha lasciato questo nostro meraviglioso pianeta blu.

În niul rösa cun di buff de scür
ch’j passa su Milan nel scend la sera…
În niul ch’j sparìss int un fàss ciar
– se sent bujà un quaj can nel fàss de cera
i tecc luntan di câ, rümur se sfànn…
e dré d’un quaj barcun quajvün fa lera,
dü tri bagaj, ‘na balla, el ferr d’un tram…
‘Me che patiss ne l’ òm la luntanansa!
Cume patìss la vita nel tran tran!
Che bèla sera! ‘Me taja ‘l cel la ransa
che fa vegnì süj câ quèl rìdd legger
e a l’umbra di purtun la lüna dansa
tra quèl tasè di üsèj ch’j par penser.
Sono nuvole rosa con sbuffi di scuro / che passano su Milano nel scendere la sera… / Sono nuvole che spariscono in un chiarore / – si sente abbaiare qualche cane nel farsi di cera / i tetti lontani delle case, rumori si smorzano… / e dietro un qualche balcone qualcuno canticchia, / due tre bambini, una palla, il ferro d’un tram… / Come patisce nell’uomo la lontananza! / Come patisce la vita nella monotonia dei giorni! / Che bella sera! Come taglia il cielo la falce / che fa venire sulle case quel ridere leggero / e all’ombra dei portoni la luna danza / tra quel tacere d’uccelli che sembrano pensieri.

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In Sicilia

Ho appena fatto un viaggio che per quanto breve mi ha riconciliato col mondo. Suoni, odori e immagini che andavano sbiadendo hanno ripreso vigore facendomi apprezzare ogni istante.

Persa nella campagna siciliana, là dove in mare sfociano ben tre fiumi, la notte era un incanto.

Richiami di uccelli, stelle tremule, aria fresca in cui ondeggiava il velo della zanzariera. E in lontananza, la melodia della risacca.

A questo dono del cielo c’è da aggiungere una buona compagnia e un libro meraviglioso: “Canto della pianura”, di Kent Haruf.

E come non citare poi l’anziana guida di un museo quasi perso nel nulla, che continuava a ripetere – Oh quant’è bello il mio paese!

E i giovani di Favara, che instancabili progettano un futuro diverso per l’isola intera; un progetto che sta già diventando virale.

E il teatro e la danza, che di nuovo hanno animato le antiche rovine. E la musica al tramonto sulla Scala dei Turchi, come in un film di Fellini.

Insomma, capita questo: non appena le domande inutili (e le ripetitive, seppure inevitabili, incombenze quotidiane) si fanno da parte, lo spazio- tempo interiore si amplia. Torna così a balzare agli occhi il valore delle cose. Quanto meno questo è capitato a me. E tra le cose balzatemi agli occhi durante questo breve, intenso viaggio, eccone una piccola piccola ma non meno importante: ogni sasso di fiume è una scultura, un quadro, un’opera d’arte.

Così come il cammino tra gli alberi a ridosso del mare che ho avuto la fortuna di percorrere e di fotografare.

Buona estate a tutti, anche a chi può viaggiare solo con il pensiero.

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Nelle acque

Per rivederti

ho traversato

acque.

Chinato

il dorso

sotto

le cascate.

Sudato

in un anfratto

della grotta.

In nebbia

d’onda

a fondo

respirato.

Sorriso

nelle bionde

rifrazioni.

Brindato

in allegria con

i fantasmi.

Pianto

a dirotto

al fuoco

di Prometeo.

Sorbito

ogni mia

gocciola

di sale.

Poi quando

– nuovamente –

è stata notte

la tua visita

– ecco –

all’improvviso.

Oh volto

mani

polsi

corpo tutto!

E tu che dici

– oh voce –

Io ti amo.

Gli occhi

distolgo

inghiotto

il desiderio

calpesto

bolle

d’incredulità.

Gli occhi

distolgo

per un soffio

uno.

Mi guardo

attorno

e già

qui

non sei

più.

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Dopo ieri

Dunque, forse ho sbagliato. Ho creato un blog in cui non scrivo del mio lavoro, al di fuori di qualche vago accenno. Negli archivi chi legge troverà solo esigue tracce di teatro; non menziono il doppiaggio o i dialoghi delle serie Tv a cui dedico gran parte del tempo.  Non ho mai citato le persone (celebri, loro sì, e generose, quindi colgo l’occasione per farlo: Lella Costa, Dacia Maraini, Angela Finocchiaro, Cesare De Marchi) che mi hanno accompagnato lungo un percorso accidentato e contraddittorio.  Ho imparato tardi a prescindere dall’altrui approvazione, ad andare avanti per la mia strada; a volte mi capita di cascare di nuovo nel gioco cruento del giudizio e del confronto. E però penso di avere assecondato la mia natura, anche se un po’ balzana. E comunque ora, al di là di ogni ragionevole considerazione, quello che m’importa davvero è altro, finalmente l’ho capito (sarà grazie all’età!). L’importante ora per me è vivere, sentirmi viva; stare nella bellezza della natura, circondarmi di persone care ma anche di silenzio, apprezzare il confronto e la solitudine. E oggi mi concedo qualche riga per gridare in rete questo: una delle cose più belle che ho avuto è il tempo con te. Un tempo breve, rotondo, una linea curva partita da lontano che ci ha abbracciato di sorpresa. Un cerchio aperto. Incompiuto, imperfetto. Un giardino senza recinzione. Come quello in cui guardandomi negli occhi in un giorno di primavera hai detto: “Qui siamo stati quasi felici”.

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Senza titolo

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Tra noi parole

petali e gridi in volo:

scelgo una carta.

 

Deviando raggi il mare

non partecipa al gioco.

Controcorrente

Palme,

festa recisa.

Di ieri

potatura.

Rami d’ulivo

in croce

sterpi al rogo.

Siamo efemere

mosche di maggio

sciame.

Gemito

fioritura

orgasmo in volo

schiusa.

Poi ovunque

o in nessun

luogo.

Via.

Salpata in sogno

-Senti?-

all’alba io ti sfioro

controcorrente.

Collage, 2017

Tronco.

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