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Poesie, prose, foto e dipinti

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Mami

Penso spesso a lei, mi manca. Cantava, dipingeva, tagliava e cuciva, sferruzzava. Aveva delle mani  e un’ugola d’oro ma la testa tra le nuvole; eppure  dimostrò, alla bisogna, di saper anche essere una donna concreta. Non era puntuale agli appuntamenti e capitava che bruciasse le pietanze (pur essendo un’ottima cuoca) perché aveva la pretesa di fare sempre troppe cose insieme. La ricordo incerta nell’eloquio, alla costante ricerca di frasi che forse non aderivano come avrebbe desiderato al suo pensiero.  Spesso nascondeva i gioielli che le regalava mio padre. Ne perdette parecchi, dato che le capitava di scordare il posto in cui li aveva imboscati. Amava la musica, i bambini, il mare. Era una giocherellona. Aveva degli abiti meravigliosi, che sfoggiava quando si esibiva in pubblico. Di lei restano, oltre a qualche disco della  Fonit-Cetra inciso nel dopoguerra come cantante, molti acquerelli. Eccone uno: Camogli.

Il suo nome era Maria Dattoli.

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Di madre in figlia

Tanti, negli anni, i lavori teatrali presentati in sporadiche occasioni e prematuramente archiviati. Tanti i progetti rimasti purtroppo nel cassetto, anche per via di una scarsa capacità di gestione e di una innata indolenza . Il tempo fugge e Seneca me lo conferma ad ogni piè sospinto mentre leggo il suo “De brevitate vitae”. In puncto fugientis temporis pendeo, sono sospeso in un istante del tempo che fugge – scrive. Forse proprio per questo, anche se a tutta prima può apparire contraddittorio, mi piace indugiare adesso ancora più a lungo di un tempo su libri e trattati filosofici, nella consapevolezza crescente che “è un punto quello che viviamo, e ancor meno di un punto” e che affaccendarsi, tutto sommato, è cosa vana. Eppure ancora mi capita di riandare a trascorsi lavori teatrali che avrebbero, forse, meritato da parte mia minore incuria. Uno di questi è lo spettacolo “Dhvani/Risonanze”, che vedeva in scena, oltre alla sottoscritta, Daria Dāmini, ottima danzatrice di Bharatanatyam, nonché figlia mia. Iniziavo parlando al pubblico delle acque sotterranee di Milano per arrivare lentamente (e soprattutto attraverso la danza) a indagare il mistero della trasmissione di una passione, che spesso passa di madre in figlia. Esordivo parlando di acque segrete, quelle che appunto scorrono nei meandri del sottosuolo milanese. Ecco un breve stralcio del testo nella sua prima stesura.

D’acqua era coperta tutta la terra” – è scritto sulla Gènesi.

La fonte del Paradiso Terrestre irrigava tutto l’universo… e poi… le acque del Mar Rosso, quelle del Giordano, Mosé che fa scaturire le acque dal deserto…

Mia nonna raccontava che sua madre teneva in casa una quantità incredibile di ampolle di acqua benedetta… Milano era una città d’acqua… A volte mi sembra di avvertirne la presenza sotterranea… Acque che nel buio formano una specie di tela di ragno. La terra di mezzo, significa il nome Milano. A due passi dal Ticino e dall’Adda, attraversata dall’Olona, dal Lambro, dal Nirone, dal Seveso. Qui, ai tempi degli Sforza, il Naviglio lambiva l’Ospedale Maggiore. E a Santo Stefano c’era un laghetto, porto di approdo di molte imbarcazioni. Leonardo arrivò a Milano nel 1482 e vi restò fino al 1499…

Se l’omo ha in sé il laco nel sangue, dove cresce e dicresce il polmone nello alitare, il corpo della terra ha il suo oceano mare, il quale anche lui cresce e dicresce ogni sei ore per lo alitare del mondo; se dal detto lago di sangue diriva vene, similmente il mare oceano empie il corpo della terra d’infinite acque”.

Il laghetto di Santo Stefano nel 1857 venne coperto. E scomparì per sempre.

La nostra prima danza avviene nel ventre, un ventre colmo d’acqua.

Nel Medioevo pensavano che la sapienza dell’anima passasse nel corpo del bimbo attraverso l’utero materno… allora forse… dal ventre passano al figlio anche le passioni della madre…

p.s.

Per chi volesse saperne di più sull’attività di Daria, questo il link al suo sito: http://www.kishkindha-purnayoga.org

( Nell’immagine, il laghetto di piazza Santo Stefano, Milano. Storiedimilano.blogspot.it)

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CANTANTE

 

Credo che la parola del titolo sia per natura così “cristallina” da non richiedere particolari approfondimenti, quanto meno nella sua accezione sostantivale. Può considerarsi cantante chiunque canti per professione. Si può tuttavia subito tracciare una linea di demarcazione tra cantanti lirici e cantanti di musica leggera. Ma non desidero qui addentrarmi in ulteriori, più specifiche suddivisioni. Questa parola per me è evocatrice di una sola persona, che già di per sé campeggia su tutte: mia madre.

In casa, aveva sempre cantato, fin da bambina. I fratelli (era nata dopo tre maschi) la ascoltavano così volentieri che arrivarono a farla esibire davanti a parenti e amici, inorgogliti. Finché un giorno il terzogenito decise di accompagnarla alla EIAR di Torino. Verso la fine della guerra, non ancora diciottenne, esordì nei programmi radiofonici, incoraggiata dai Maestri Bonino e Consiglio; oggi pare molto strano, ma cantavano in diretta, allora, i cantanti della radio. Nel 1947, mia madre vinse il concorso indetto dalla RAI per giovani cantanti e nel 1949 iniziò a incidere per la Fonit Cetra.

Si esibì da solista accompagnata da numerose orchestre, dirette da Maestri ai tempi assai famosi, tra i quali Angelini e Kramer; partecipò ad alcune serate in compagnia di Natalino Otto, quindi entrò a far parte del Duo Vocale Vis, che di lì a poco si trasformò in Trio. Le serate in giro per l’Italia andavano infittendosi; i soldi guadagnati contribuivano, almeno in piccola parte, a coprire le spese della famiglia d’origine, composta oltreché dai genitori, da ben sette fratelli. Ma il dio Eros si presentò, come sempre, senza preavviso. Le tese l’arco un pomeriggio, a un tè danzante organizzato all’Odeon di Milano. Lei cantava, lui era tra il pubblico, ancora ignaro del fatto che presto sarebbe diventato mio padre. Dopo avere messo al mondo un secondo figlio, mamma decise che al ruolo materno si sarebbe dedicata a tempo pieno; ripose in cantina il baule da viaggio, diede addio a lustrini e paillettes. Prese a gorgheggiare in casa, solo per noi. E il nido dell’usignola si andò popolando. A lei, tutta la mia gratitudine. Forever.

MAMMA CANTANTE

FIGLIA CHE NEL VAGIRE

E’ GIA’ INTONATA.

HO NELLA VOCE ANCORA

PAPAVERI E PINGUINI.

Mia madre è la prima a sinistra (guardando la foto)

Mia madre (Maria Dattoli) è la prima a sinistra (guardando la foto)

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