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Poesie, prose, foto e dipinti

Archivio per il tag “primavera”

Winds of May: una poesia di James Joyce

Winds of May, that dance on the sea,
Dancing a ring-around in glee
From furrow to furrow, while overhead
The foam flies up to be garlanded,
In silvery arches spanning the air,
Saw you my true love anywhere?
Welladay! Welladay!
For the winds of May!
Love is unhappy when love is away!

Brezze di maggio, danzanti sul mare,
Via che danzate di solco in solco
il girotondo esultante, mentre in alto
vola la spuma a farsi ghirlanda
d’argentei archi gettati sull’aria,
vedete l’amor mio da qualche parte?
Ahimè! Ahi!
Brezze di maggio!
Amore è misero se il suo amore è assente!

(da Chamber Music, 1907)

 

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Iris, acquerello

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5 aprile

Per te ogni fronda

foglia petalo frutto

per sempre aprile.

WP_20170403_001(Ascoltando April Fool di Patti Smith)

So margherite/ che sono di passaggio/ sta a voi tornare.

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Ogni caso

Poteva accadere.

Doveva accadere.

E’ accaduto prima. Dopo.

Più vicino. Più lontano.

E’ accaduto non a te.

 

Ti sei salvato perché eri il primo.

Ti sei salvato perché eri l’ultimo.

Perché da solo. Perché la gente.

Perché a sinistra. Perché a destra.

Perché cadeva la pioggia. Perché cadeva un’ombra.

Perché splendeva il sole.

 

Per fortuna là c’era un bosco.

Per fortuna non c’erano alberi.

Per fortuna c’era una rotaia, un gancio, una trave , un freno,

un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.

Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.

 

In seguito a, poiché, eppure, malgrado.

Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,

a un passo, a un pelo

da una coincidenza.

 

Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso?

La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?

Non c’è fine al mio stupore, al mio tacere.

Ascolta

come mi batte forte il tuo cuore.

                       Wislawa Szymborska (Da “Ogni caso”, 1972)

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Glicine e finestra

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La mia finestra vibra

a ogni folata.

Schiaccia l’aria i boccioli

contro il vetro, chiama

a ruotare sui cardini.

Ma lei fa la ritrosa

o forse teme

l’irruenza del glicine.

S’apre un istante, cigola

torna dove stava

su di sé riflette.

Quindi rimane chiusa

a trasparire, stordita

dall’acuto profumo.

 

Pensiero d’aprile

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Il fiore per caso

Eppure è bella, anima mia, la vita: non fosse che pei giorni in cui le foglie giocano a quale per la prima spunti sui rami; e tu le vedi, così tenere e trasparenti, che ti s’apron l’ali nel rimirarle. Come puoi del mondo tante cose sapere, e non sapere come fa la fogliuzza a tornar verde entro la scorza, ad affacciarsi, e tutta nova ridere al sol che la richiama? La strada lunga che t’importa, e l’essere strappata alla speranza che più cara ti fu, tradita da chi più fedele credesti, se goder sempre t’è dato di questa gioia? E tu la sai ben certa nel giusto tempo: ché non fu mai l’anno senza vicenda di stagioni, e mai fu senza fronda il giovinetto aprile. (Ada Negri)

 

Il pulcino cosmico (di G. Rodari)

In occasione della Pasqua, una favola per tutti noi. Perché le favole fanno bene anche agli adulti, specie se rincuorano come questa di Rodari. Auguri!

(Tratta da Favole al telefono. Einaudi)

 L’anno scorso a Pasqua, in casa del professor Tibolla, dall’uovo di cioccolata sapete cosa saltò fuori? Sorpresa: un pulcino cosmico, simile in tutto ai pulcini terrestri, ma con un berretto da capitano in testa e un’antenna della televisione sul berretto.
Il professore, la signora Luisa e i bambini fecero tutti insieme: Oh, e dopo questo oh non trovarono più parole.
Il pulcino si guardava intorno con aria malcontenta.
– Come siete indietro su questo pianeta, – osservò, – qui è appena Pasqua; da noi, su Marte Ottavo, è già mercoledì.
– Di questo mese? – domandò il professor Tibolla.
– Ci mancherebbe! Mercoledì del mese venturo. Ma con gli anni siamo avanti di venticinque.
Il pulcino cosmico fece quattro passi in su e in giù per sgranchirsi le gambe, e borbottava:
– Che seccatura! Che brutta seccatura.
– Cos’è che la preoccupa? – domandò la signora Luisa.
– Avete rotto l’uovo volante e io non potrò tornare su Marte Ottavo.
– Ma noi l’uovo l’abbiamo comprato in pasticceria.
– Voi non sapete niente. Questo uovo, in realtà, è una nave spaziale, travestita da uovo di Pasqua, e io sono il suo comandante, travestito da pulcino.
– E l’equipaggio?
– Sono io anche l’equipaggio. Ma ora sarò degradato. Mi faranno per lo meno colonnello.
– Be’, colonnello è più che capitano.
– Da voi, perché avete i gradi alla rovescia. Da noi il grado più alto è cittadino semplice. Ma lasciamo perdere. La mia missione è fallita.
– Potremmo dirle che ci dispiace, ma non sappiamo di che missione si trattava.
– Ah, non lo so nemmeno io. Io dovevo soltanto aspettare in quella vetrina fin che il nostro agente segreto si fosse fatto vivo.
– Interessante, – disse il professore, – avete anche degli agenti segreti sulla Terra. E se andassimo a raccontarlo alla polizia?
– Ma sì, andate in giro a parlare di un pulcino cosmico, e vi farete ridere dietro.
– Giusto anche questo. Allora, giacché siamo tra noi, ci dica qualcosa di più su quegli agenti segreti.
– Essi sono incaricati di individuare i terrestri che sbarcheranno su Marte Ottavo tra venticinque anni.
– E’ piuttosto buffo. Noi, per adesso, non sappiamo nemmeno dove si trovi Marte Ottavo.
– Lei dimentica, caro professore, che. lassù siamo avanti col tempo di venticinque anni. Per esempio sappiamo già che il capitano dell’astronave terrestre che giungerà su Marte Ottavo si chiamerà Gino.
– Toh, – disse il figlio maggiore del professor Tibolla, – proprio come me.
– Pura coincidenza, – sentenziò il cosmopulcino. – Si chiamerà Gino e avrà trentatré anni. Dunque, in questo momento, sulla Terra, ha esattamente otto anni.
– Guarda, guarda, – disse Gino, – proprio la mia età.
– Non mi interrompere continuamente, – esclamò con severità il comandante dell’uovo spaziale. – Come stavo spiegandovi, noi dobbiamo trovare questo Gino e gli altri membri dell’equipaggio futuro, per sorvegliarli, senza che se ne accorgano, e per educarli come si deve.
– Cosa, cosa? – fece il professore. – Forse noi non li educhiamo bene i nostri bambini?
– Mica tanto. Primo, non li abituate all’idea che dovranno viaggiare tra le stelle; secondo, non insegnate loro che sono cittadini dell’universo; terzo, non insegnate loro che la parola nemico, fuori della Terra, non esiste; quarto…
– Scusi comandante, – lo interruppe la signora Luisa, – come si chiama di cognome quel vostro Gino?
– Prego, vostro, non nostro. Si chiama Tibolla. Gino Tibolla.
– Ma sono io! – saltò su il figlio del professore. – Urrà!
– Urrà che cosa? – esclamò la signora Luisa. – Non crederai che tuo padre e io ti permetteremo…
– Ma il pulcino cosmico era già volato in braccio a Gino.
– Urrà! Missione compiuta! Tra venticinque anni potrò tornare a casa anch’io.
– E l’uovo? – domandò con un sospiro la sorellina di Gino.
– Ma lo mangiamo subito, naturalmente.
E così fu fatto.
Bergenia e Muscari 001

Tanka di maggio

Non fare niente

bearsi del respiro

ad occhi chiusi.

Indugia a lungo il tempo

se abbraccia primavera.

(Sedum palmeri, acquerello)sedum palmeri 001

Un anno ancora

fragole e amori ancora

giorni a tornare.

(Renoir, Fragole. Musée de l’Orangerie, Paris)
Renoir, Fragole. Musée de l'Orangerie, Paris

La natura e noi

La natura cambia pelle. E noi?

I tempi umani sono diversi da quelli del regno vegetale. Sarebbe meraviglioso rigenerarsi ogni anno, trasformarsi a fondo ciclicamente, germogliare. Ma noi siamo più lenti e più veloci al tempo stesso.

Restii a cambiare dentro, rapidissimi nel consumare ogni attimo, ogni oggetto del desiderio, ogni stagione. Sfasati, forse l’aggettivo che ci si addice di più è questo. La saggezza, l’equilibrio non sembrano caratteristiche appartenenti alla nostra specie. La storia insegna che l’uomo, sostanzialmente, non cambia. Imperfetto com’è, aspira da sempre al potere assoluto. Ed è infelice.

Eppure tanti sono i tentativi che mettiamo in atto per cercare di migliorarci, di raggiungere un certo benessere, almeno per qualche istante. Strategie psicologiche, esercizi fisici, meditazioni, trattamenti di vario genere. Ma gli squarci di cambiamento faticosamente conquistati vanno bruciati in un lampo per qualsiasi sciocchezza e ogni volta bisogna ricominciare tutto daccapo. Forse dovremmo fermarci.

A guardare, ascoltare.

Pochi sono quelli, tra noi, che riescono davvero ad essere empatici, a intuire cioè che cosa sta dietro alle parole dell’interlocutore, a sentire insieme a lui. Spesso chi fa una domanda non aspetta nemmeno la risposta. Meglio tacere, allora. E prendere a modello la natura, che non è sempre buona, ma quanto meno si guarda bene dal tradirsi da sola.

La natura non può cambiare il proprio corso, l’uomo però la sta cambiando, cerca perfino di programmare le giornate di pioggia e quelle di sole: i nostri aerei spargono varie sostanze sulle nubi, al fine di governare i cieli. Governare noi stessi è l’ultimo dei pensieri.

L’uomo è un animale pensante, possiede il grande dono della coscienza, è in grado di ipotizzare, di progettare il futuro. Ma non è l’unico abitante del pianeta, per fortuna; la dittatura antropocentrica è dannosa. Meglio sarebbe cambiare pelle interrogandosi, prima di compiere importanti scelte, assumendosi in pieno le responsabilità delle proprie, a volte devastanti, azioni.

Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo…” dice un noto brano di musica leggera. Diverso da come è stato finora come specie (non solo come maschio); è questa l’associazione che mi viene da fare al momento, mentre canticchio mentalmente, immaginandomi queste parole in bocca alla terra. Evoluto nella ragione e nello spirito. Ecco ciò che auspico per tutti noi, per l’uomo a venire e per l’universo.

Glicine, foto di A.L.

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