adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Archivio per il tag “silenzio”

Mancanza

Mando

Amore

Non

Crisantemi

Amore

Nello

Zefiro

Amore.

sassi e fiori d'ibisco.jpg

 

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Ombra

Ecco, una traccia,

già provo a seguire.

Ombra odorosa

– sottolineo –

cara.

 

Nel mondo vado, ma passo non muovo

– desto il ricordo, lesto nel viaggiare –

eppur m’insegue, frulla quell’eppure

che sempre vuole me soltanto, a dire.

 

Colma mi trova

di vuote parole.

Così mi lascia,

mi ritrovo sola.

 

Smarrita, prima:

– Traccia troppo rara? –

felice, dopo,

nella scia che odora.

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La luna ad oggi s’è già ridestata

La luna ad oggi s’è già ridestata

presto il suo volto andrà mostrando in cielo

e forse ciò che ancora non rivelo

diventerà canzone inaspettata.

 

Veloce camminavi anche in salita

all’indietro restavo senza fiato

calpestio d’erbe, aghi sul tracciato

larici intorno a celebrar la vita.

 

Ma tutto spesso accade all’improvviso

via intendimenti, via carezze, sguardi

perduti i giorni quanto a nozze il riso.

 

Eppur di luna un chicco metto ai dardi

sperando spunti argenteo fiordaliso

se vorrà il cuore reggermi fin tardi.

 

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A Dani

Aspettavo il tuo arrivo. Ti aspettavo.

Ti dedico questa breve, intensa poesia, di Chandra Livia Candiani, e l’acquerello che ti era piaciuto.

 

Io accarezzo il silenzio.

Il silenzio –

che mi spedisci –

tu.

La prontezza

della tua assenza

la assaporo –

la mancanza –

qui

nel pieno del petto

vuoto,

la sorseggio

come un vino difficile,

te la dono

come una mano grande

aperta

sotto la pioggia.

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Acque

L’ACQUA E’ PIU’ VICINA A NOI DI QUANTO NON LO SIA LA TERRA.

(Da “Storia di una vita”, di Aharon Appenfeld. Guanda editore)

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Tecnica mista

La guerra non ha un volto di donna

In occasione dell’otto marzo il mio pensiero va a tutte le donne sovietiche ex-combattenti nella II guerra mondiale (e lo estendo alle donne che sono tuttora costrette ad attraversare altre sanguinose guerre). Consiglio la lettura del libro (Premio Nobel per la letteratura 2015) di Svetlana Aleksievic, “La guerra non ha un volto di donna” (Bompiani), una toccante raccolta di testimonianze delle sopravvissute all’aggressione che Hitler scatenò verso Oriente nel 1941, in cui persero la vita milioni di persone. Qui sotto, un breve stralcio.

Quando mi hanno detto… ecco, queste parole: “La guerra è finita!” senza por tempo in mezzo mi sono seduta… sul tavolo operatorio. Con il mio dottore avevamo stretto un patto: il giorno in cui ci avrebbero detto “La guerra è finita!” ci saremmo seduti sul tavolo sterile. Per fare una cosa inaudita. Tant’è che non permettevo mai a nessuno di avvicinarsi al tavolo sterile, tenevo tutti a debita distanza. Io indossavo sempre guanti, mascherina e una blusa sterile ed ero io a porgere ai chirurghi quello che occorreva: tamponi, ferri… E qui invece, oplà, mi sono seduta su quel tavolo… Che cosa sognavamo? Anzitutto, naturalmente, di vincere. In secondo luogo di restare vive. Una diceva: “Finita la guerra, avrò un mucchio di bambini”, un’altra: “Mi iscrivo all’università”. Un’altra ancora: “Passerò tutto il mio tempo dal parrucchiere, mi vestirò elegante, baderò di più al mio aspetto”. Oppure: “Mi comprerò dei buoni profumi. Una sciarpetta, una spilla”. Ed ecco che quel momento era venuto… E tutti si erano fatti all’improvviso silenziosi… 

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(Senza titolo, acrilico su carta)

Da un febbraio bisestile (tanka)

Sotto l’asfalto

davanti alla finestra

mi corre il fiume.

 

Quando ha bavaglio il canto

è lapide ogni pietra.

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Leggendo Javier Marìas

Sto terminando la lettura di un romanzo intitolato: “Così ha inizio il male”, di J. Marias. Questo autore non mi delude mai, da lui mi sento presa per mano già dalla prima riga e accompagnata fino all’ultima. Non rischio di perdermi e seguirlo non mi costa fatica, nonostante la complessità degli argomenti e i frequenti voli pindarici a cui mi sottopone: piccolo-grande miracolo della scrittura, che quando funziona non lascia spazio a fraintendimenti. Cosa che invece capita alle ‘alate’ parole quotidiane, troppo spesso fonte d’incomprensione e di rancore.

Riporto di seguito una frase del romanzo (una tra le tante) che mi ha colpito e che desidero condividere.

“Ciò che era unico finché era segreto e ignoto a tutti, diventa un episodio banale una volta che è stato esposto e gettato nel sacco comune delle storie che si sentono in giro e si mescolano e vengono dimenticate, e che per di più potranno essere riportate e travisate da chiunque per puro caso passi da lì o ne sia raggiunto, perché una volta che le abbiamo liberate, le storie rimangono nell’aria e non c’è modo d’impedire loro di aleggiare o volar via se la bruma le avvolge o il vento le sospinge, e di viaggiare attraverso lo spazio e attraverso il tempo deformate da molteplici echi e dalla lama affilata delle ripetizioni”. 

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Febbraio

Entri negli occhi

cielo di ciano macchia

di latte fumo.

A voi mi affido, braccia

radici in espansione.

Eppure avverto

(febbraio è testimone)

di non appartenere

che allo zolfo e alla lava.

 

Rifugio, scultura. Febb. 2013

Created with Nokia Smart Cam Contro la luce

fusaggine la terra

 ma non gli steli.

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