adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Archivio per il tag “stupore”

I tre segreti

La motocicletta strimpella

così la vecchia poesia

iniziava

facendomi di

grida

esultare.

Morning is broken

sul letto sfatto

terreno

campo non avverso

gioco di parole

bastimento.

Poi stamattina

tu

motocicletta

10 HP

eccolo il primo

segreto di ottobre

che strimpella

la mia strada

vuota.

E all’Orangerie

tu

là nel mezzo

come un mezzo

matto

a sorridere

e fiori d’acqua

e intermittenze

luminose

-click click-

sul monitor.

Che sole da spavento

madonna

per la stagione

-dico-

benché non come

quello incendiario

che conosci bene

delle grasse

otarie.

E’ sole da castagne

matte come noi

questo

sole d’acqua dolce

che adagio adagio

viene su

dal ramo

di quel lago.

Pozzo da mentimento

cerchio

da meditazione

sterrata strada da

ricondurre credo

-oh se ci credo-

ormai al secondo

-nostro-

segreto dell’ottobre.

Resti per

martedì

terzo segreto.

D’orto e di foglia

già ti aspetto

già ti sospetto

-anzi-

di wisteria

e ginko.

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Nebbia

Taglio le nubi:

a voce piena chiamo

già bianca in volto.

Grazie lucente corvo

che mi hai detto la strada.

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Niente più foglie:

caddero per stupore

di tanto azzurro?

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Qualcosa (Einiges, di W. Kandinsky)

Un pesce si immergeva sempre più in profondità nell’acqua. Era argenteo. L’acqua era turchina. Lo seguivo con lo sguardo. Il pesce andava sempre più giù. Però lo vedevo ancora. Non lo vedevo più. Lo vedevo ancora quando non potevo più vederlo.

Eppure, eppure vedevo il pesce. Eppure, eppure lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo. Lo vedevo.

Un cavallo bianco stava eretto immobile sulle lunghe gambe. Il cielo era azzurro. Le gambe erano lunghe. Il cavallo era immobile. La criniera pendeva verso il basso e non si muoveva. Il cavallo stava eretto immobile sulle lunghe gambe. Eppure era vivo. Nessuna vibrazione dei muscoli, nessun fremito della pelle. Era vivo.

Eppure, eppure. Era vivo.

Nell’ampio prato spuntò un fiore. Il fiore era azzurro. Era solo un fiore nell’ampio prato.

Eppure, eppure, eppure. C’era.

Wassily Kandinsky

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Tra terra e cielo

Hanno messo le scarpe

i miei pensieri.

Non alati

calpestano

l’asfalto.

Se però guardo in basso

allora vedo

che mi ballano i piedi

nelle sneakers.

Calzature da fiaba

le tue scarpe:

dove trasuda

largo

il desiderio.

Da qui

lungo i polpacci

sale

sale

fino al segreto occhio

in mezzo ai due.

Sta -la voglia di te-

tra terra

e cielo.

acrilico

Tre foglie lustre / e un pezzo di piastrella:/ doni di strada.

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aria-liquida

STRACCIO SU VETRO: / TRA LE DITA MI RESTA / CIELO CAGLIATO.

Tegole rosse – / con te bambina volo / sopra l’inverno.

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A

Già scuoti i rami

ti protendi

ridi di frasi

dei versi del cinghiale

dei nostri ragionevoli

giochi bambini

delle A in coro

lanciate alle pareti.

 

Caschi

nell’orecchio a frinire

prima che le campane

rintocchino

le cento otto.

 

Il destino nel nome – suggerisci –

nella dolcezza delle arance – assaggia –

nei grappoli di acacia – senti –

nelle curve dei campi.

 

Foglie allo scherzo

temporale scampato

tortore a covare

e quell’angelo stronzo

a rispecchiarmi.

 

Non posso perderti

ho la prova

dove sei tu io sono

come te tendo braccia

che partono dal centro

accosto senza chiudere

le mani

ti accolgo in volo.

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Ogni caso

Poteva accadere.

Doveva accadere.

E’ accaduto prima. Dopo.

Più vicino. Più lontano.

E’ accaduto non a te.

 

Ti sei salvato perché eri il primo.

Ti sei salvato perché eri l’ultimo.

Perché da solo. Perché la gente.

Perché a sinistra. Perché a destra.

Perché cadeva la pioggia. Perché cadeva un’ombra.

Perché splendeva il sole.

 

Per fortuna là c’era un bosco.

Per fortuna non c’erano alberi.

Per fortuna c’era una rotaia, un gancio, una trave , un freno,

un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.

Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.

 

In seguito a, poiché, eppure, malgrado.

Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,

a un passo, a un pelo

da una coincidenza.

 

Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso?

La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?

Non c’è fine al mio stupore, al mio tacere.

Ascolta

come mi batte forte il tuo cuore.

                       Wislawa Szymborska (Da “Ogni caso”, 1972)

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