adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Archivio per il tag “tempo”

Larici

Ho riavuto

occhi da bambina

-sguardo che brilla-

ma non la tua

e tua soltanto

voce.

Accento

da gomma americana

mano farfalla.

A quattro zampe

avvisto

bruscoli di passato

come un vecchio

lattante.

I sensi s’allertano

-hai ragione-

lungo la cresta.

Ascolto gruppi rock

degli anni andati

e dell’imprevedibile

piango.

Ti so fermo o

meglio ti sospetto

-forse-

fermo davvero

stato che a te

non appartiene.

Ti offro dunque

da oggi

e per ogni autunno

-aderisci al patto-

il mio tremulo

trampolino di ciglia.

Ti spingerò nell’aria

battito dopo battito

di poco eppure

-fidati-

con determinazione

verso l’ocra

dei larici.

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I niul (Le nuvole), di Franco Loi

Prima di augurare a chi passa da qui buon agosto, desidero pubblicare una poesia di Franco Loi, gentilmente segnalatami dall’amico Antonio Fiori, a sua volta poeta e già apparsa il 9 marzo 2012 sul blog di poesia della rai di Luigia Sorrentino (che consiglio di visitare). E’ una poesia in milanese tratta dal libro “I niul”, pubblicato da Interlinea, che bene si accompagna ai miei pensieri e alle fotografie di nuvole che sto scattando compulsivamente da un po’ di tempo a questa parte, alla ricerca (infantile, banale e ingenua, che però continuo in qualche modo a sentire non del tutto vana) di chi ha lasciato questo nostro meraviglioso pianeta blu.

În niul rösa cun di buff de scür
ch’j passa su Milan nel scend la sera…
În niul ch’j sparìss int un fàss ciar
– se sent bujà un quaj can nel fàss de cera
i tecc luntan di câ, rümur se sfànn…
e dré d’un quaj barcun quajvün fa lera,
dü tri bagaj, ‘na balla, el ferr d’un tram…
‘Me che patiss ne l’ òm la luntanansa!
Cume patìss la vita nel tran tran!
Che bèla sera! ‘Me taja ‘l cel la ransa
che fa vegnì süj câ quèl rìdd legger
e a l’umbra di purtun la lüna dansa
tra quèl tasè di üsèj ch’j par penser.
Sono nuvole rosa con sbuffi di scuro / che passano su Milano nel scendere la sera… / Sono nuvole che spariscono in un chiarore / – si sente abbaiare qualche cane nel farsi di cera / i tetti lontani delle case, rumori si smorzano… / e dietro un qualche balcone qualcuno canticchia, / due tre bambini, una palla, il ferro d’un tram… / Come patisce nell’uomo la lontananza! / Come patisce la vita nella monotonia dei giorni! / Che bella sera! Come taglia il cielo la falce / che fa venire sulle case quel ridere leggero / e all’ombra dei portoni la luna danza / tra quel tacere d’uccelli che sembrano pensieri.

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Proponimento e auguri

Un nuovo anno:

un imbocciare nuovo

di primavera.

Dimentico il dolore

per poter ricordare.

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Fine gennaio

DUE RAGNATELE:

SAI TRASPARIRE AD ARTE

TEMPO CHE SCORRI.

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Tanka di oggi

E’ già partenza

prima della partenza

mastico versi.

Sillabe sto a contare

mentre fuggono giorni.

Peonia nera

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