adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Archivio per il tag “vita”

Peperoncino

passo di samba gioco

fuoco d’estate.

Non appassisci amore

sbocciato a primavera.

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Vocale

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C’è chi

cesella

in oro

le parole

chi ogni giorno

arabesca

i desideri.

Carapace

parola

cara-pace

troppo spesso

cercata

a diniegare.

Ma se

ideale amore

non è dato

resta

imperfetto amore

non perduto.

Esoscheletri

vedo

sul soffitto

traballanti

fonemi

sensi

doppi.

Vieni

linea di luce

fontanile

nuda vocale

te

voglio

scagliare.

A nulla

vale

pingere

finzione:

un calligramma

brilla e

ci contiene.

Fatti vivo

Raccolgo cielo

con mani a coppa

e occhi senza fame,

suoi inafferrabili insegnamenti

istruzioni per tornare vivi,

qualunque tempo faccia.

Lentamente

lentamente

riporto a terra un lancio

mani zeppe di invisibile.

Da sole si seminano le parole

in qualunque stagione,

ricaricano il mondo.

(Chandra Livia Candiani, da FATTI VIVO, Einaudi Editore, 2017) 

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Mami

Penso spesso a lei, mi manca. Cantava, dipingeva, tagliava e cuciva, sferruzzava. Aveva delle mani  e un’ugola d’oro ma la testa tra le nuvole; eppure  dimostrò, alla bisogna, di saper anche essere una donna concreta. Non era puntuale agli appuntamenti e capitava che bruciasse le pietanze (pur essendo un’ottima cuoca) perché aveva la pretesa di fare sempre troppe cose insieme. La ricordo incerta nell’eloquio, alla costante ricerca di frasi che forse non aderivano come avrebbe desiderato al suo pensiero.  Spesso nascondeva i gioielli che le regalava mio padre. Ne perdette parecchi, dato che le capitava di scordare il posto in cui li aveva imboscati. Amava la musica, i bambini, il mare. Era una giocherellona. Aveva degli abiti meravigliosi, che sfoggiava quando si esibiva in pubblico. Di lei restano, oltre a qualche disco della  Fonit-Cetra inciso nel dopoguerra come cantante, molti acquerelli. Eccone uno: Camogli.

Il suo nome era Maria Dattoli.

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Radici

Nelle radici

umori

peli

unghie.

Aggrovigliato

al centro

il mio presente.

Concrezione

di semi

muti assenti.

Garza di bisso

lieve

mai affiorata

a medicare

al buio

ogni ferita.

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So margherite/ che sono di passaggio/ sta a voi tornare.

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La bellezza degli sconfitti

Estraneo a scaltre strategie, a manie di protagonismo. A logiche becere e meschine, a giudizi taglienti, a invidie che il mondo dello spettacolo ben rappresenta , Franco Scaldati era attore, regista e drammaturgo; un artista siciliano di umili origini riservato e schivo, scomparso nel 2013.

A Catania, a Castello Ursino, dove è stato allestito il Museo della Follia, sono rimasta colpita da questa sua frase appesa al muro:

“Gli sconfitti? Il futuro non è dei vincitori, è di chi ha la capacità di vivere. E chi ha la capacità di vivere, di essere totalmente se stesso, è inevitabilmente sconfitto. E’ qui il seme che crea e si traduce in futuro, vita: una sconfitta di straordinaria bellezza. Le facce degli sconfitti, le loro voci, continuano ad esistere. Sono i vincitori che non esisteranno più. Questo è il grande splendore dell’esistenza”.

A confermarlo, se ce ne fosse bisogno, i ritratti di Pietro Ghizzardi, esposti nell’ultima stanza.

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Evaporazione di un sogno

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A Daria

Quasi singulti

guizzarono parole

senza costrutto

senza

come ci appare

-a volte-

l’esistenza tutta.

 

Ma torno a

passeggiare sul filo se

-grazie a te-

di nuovo

tesa bene è

la strada.

 

Sì adesso

-ovunque-

posso azzardare verbi

compiute azioni

posare risoluta

gli alluci.

 

E a noi

pronto s’allea

-già fin dal buio-

ogni fremito

d’acqua.

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Proponimento e auguri

Un nuovo anno:

un imbocciare nuovo

di primavera.

Dimentico il dolore

per poter ricordare.

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