adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Archivio per la categoria “Fotografie”

Fatti vivo

Raccolgo cielo

con mani a coppa

e occhi senza fame,

suoi inafferrabili insegnamenti

istruzioni per tornare vivi,

qualunque tempo faccia.

Lentamente

lentamente

riporto a terra un lancio

mani zeppe di invisibile.

Da sole si seminano le parole

in qualunque stagione,

ricaricano il mondo.

(Chandra Livia Candiani, da FATTI VIVO, Einaudi Editore, 2017) 

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Senza titolo

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Tra noi parole

petali e gridi in volo:

scelgo una carta.

 

Deviando raggi il mare

non partecipa al gioco.

So margherite/ che sono di passaggio/ sta a voi tornare.

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Tegole rosse – / con te bambina volo / sopra l’inverno.

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Qui

Schiena sui sassi,

si scherma il sole.

 

Dal tronco naufrago

cola resina di mare.

 

Carezzo steli

posidonia

stelle di vetro

paglia.

 

A palpebre calate

niente attesa

perché subito arriva:

fragore d’onda

spuma che odora.

 

Eppure, oltre:

all’inchiostro

del fondo.

 

Oltre.

 

Sotto il luccichio.

 

Sotto.

 

Dove placida

si muove

la manta

della scapola.

 

Qui:

alla conchiglia

del bacino.

Al plancton impoverito

delle ginocchia

sostanza manca.

Nutrimento.

Nella mia,

la tua mano.

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Buio con luce dentro

Molti anni fa scrissi una pièce che s’intitolava così. La provammo in teatro per qualche tempo con il gruppo teatrale di allora. Purtroppo, come a volte accade, nacquero tra di noi profondi dissapori e quel lavoro non venne mai più messo in scena. Il copione giace in casa da qualche parte, in attesa, magari, di venire un giorno riletto. Non so perché ne scrivo oggi, forse perché da qualche anno rivado spesso ai miei trascorsi teatrali o forse, come in questo caso, perché ci sono immagini che mi colpiscono sempre e mi fanno rivivere passate sensazioni. Ecco, nella foto scattata in montagna un paio di notti fa, c’è proprio quel “buio con luce dentro” introvabile nelle nostre città, inquinate, oltreché dall’aria, dall’illuminazione artificiale;  quel misterioso pozzo nero in cui amo immergermi, dove di visibile resta solo la luna.

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Da “Le piccole persone” di Anna Maria Ortese

Anna Maria Ortese mi fa riflettere ed emozionare, sempre. Voglio condividere un breve stralcio tratto da “Le piccole persone”, libro pubblicato recentemente da Adelphi. Si tratta di una raccolta di scritti per lo più inediti, che coprono un arco cronologico che va dal 1940 al 1997, anno precedente a quello della sua morte.

(…) questa Natura, con i suoi rituali eterni e la sua segreta tristezza, ci parla invariabilmente di un passato, di una partenza, di un Altrove raggiante, di pace, e del giorno in cui ne fummo allontanati. E senza questa memoria di una ferita ormai indimostrabile, di questo lutto in sogno, esodo e frontiera perduta, forse non si può “scrivere”. Perché scrivere, quando non si giochi, è proprio questo: cercare ciò che manca, dappertutto – bussare a tutte le porte – raccogliere tutte le voci di un evento che ci ha lasciati, e quando non le voci, i silenzi – scritti in ogni corteccia d’albero, in ogni dura pietra, quando non pure nelle risuonanti, sempre uguali narrazioni del mare.

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Ombra

Ecco, una traccia,

già provo a seguire.

Ombra odorosa

– sottolineo –

cara.

 

Nel mondo vado, ma passo non muovo

– desto il ricordo, lesto nel viaggiare –

eppur m’insegue, frulla quell’eppure

che sempre vuole me soltanto, a dire.

 

Colma mi trova

di vuote parole.

Così mi lascia,

mi ritrovo sola.

 

Smarrita, prima:

– Traccia troppo rara? –

felice, dopo,

nella scia che odora.

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La luna ad oggi s’è già ridestata

La luna ad oggi s’è già ridestata

presto il suo volto andrà mostrando in cielo

e forse ciò che ancora non rivelo

diventerà canzone inaspettata.

 

Veloce camminavi anche in salita

all’indietro restavo senza fiato

calpestio d’erbe, aghi sul tracciato

larici intorno a celebrar la vita.

 

Ma tutto spesso accade all’improvviso

via intendimenti, via carezze, sguardi

perduti i giorni quanto a nozze il riso.

 

Eppur di luna un chicco metto ai dardi

sperando spunti argenteo fiordaliso

se vorrà il cuore reggermi fin tardi.

 

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Vacanza

Ho visto pesci con la coda a rondine, una stella marina, i paguri. La luna rossa, i sassi forati. Ho percorso in fretta il sentiero, volevo acchiappare gli ultimi bagliori del giorno, però ho sbagliato direzione, così sono tornata indietro per paura di perdermi. Poi quel vecchio rifugio affacciato su due baie, il tavolo di legno sotto il canniccio, vermentino a volontà e un gruppetto di freaks a darsi da fare in cucina con grande abilità. Ho pensato che mi mancavi, che tanta bellezza è una lama. La brezza accarezzava il mio squarcio. Quando i bambini hanno cominciato a giocare, non ho potuto fare a meno di spiarli, da loro imparo. E loro mi hanno ricordato che ogni lucciola è faro, pagaia ogni ramo, pupilla ogni pietra.

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