adrianalibretti

Poesie, prose, foto e dipinti

Archivio per la categoria “Fotografie”

haiku per 4 stagioni

Nell’aria osservo/ la linea del mio fiato/ otto febbraio.

 

Intorno, il mare:/ nella tua rete ondeggio/ da marzo a maggio.

 

Sulla montagna/ arranca la capretta:/ pascolo estivo.

 

Spengo il cerino: / il crepuscolo dice/ che è quasi autunno.

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Sentiero del sei

Lungo e tortuoso

il sentiero del sei.

Testa, cuscino

-telecomando in mano-

subito parto per un

viaggio all’indietro.

Vedo cappotti voltati

rivoltati, lacci

consunti, coperte

da schiantare la

gabbia toracica.

E poi veloci

-che dico-

vorticosi

disegni psichedelici

musica dei Machine Mole

quando la questione era

pensa a come sarai, anziché

pensa

a come cazzo sei diventata.

Pirandello docet

e nel sogno

-sogno dal vivo-

il copione è sempre

dimenticato, l’autore

dileguato.

Sequenze, piazze

ma di colpo

-fermo immagine-

volti case automobili

perfino la messinpiega

dell’annunciatrice, la gonna

a sbuffo, il guanto traforato

ecco ricado nella

storia vecchia

odorosa di

quadrotti alla canfora

tastata nei cassetti

nei bauli di larice

in colletti di ricambio duri

come quelli dei preti

in spaghetti fumanti

al ragù nero in dita

bianche d’impasto

in palle di giornale

da farci fiamme

in fogli di carta spessa e

lustra da

non riuscire neanche

a pulircisi il culo.

Dove trovarvi adesso

per chiedere consiglio

insultarvi piangere

stringervi

gente dell’anteguerra

esperti di stenti

e di allegria

bevitori di

caffè alla cicoria

danzatori di boogie

musicisti pazzi

dello swing.

Io cerco voi

voi tutti, sempre

e per sempre

grondanti vita.

 

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Passacaglia

Toccami, senti

senti come vibro!

Già, mi emoziono

e forse anche di più.

 

Lancerei un grido

ad ogni sviolinata.

Scompiglierei la chioma

del vicino

che sonnacchioso

suda nel gilet.

Gli direi: sveglia!

Ma come, sta dormendo?

Come?! Non vive?

 

No no, ti garantisco

te lo giuro

non ne capivo niente

di sarabande, fughe

musicali. 

Mi agitavo su ritmi

rock e blues.

 

Adesso invece

adesso giusto or ora

la passacaglia passa

non s’incaglia

regala ardore

vortici di blu.

 

E’ vero dunque

tardi non è mai

per sorprendersi

il nuovo

a interpretare.

 

Che privilegio

inaspettato dono

invecchiare in minore

e con il sol.

 

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Luglio

E così si avvicina il tempo delle cosiddette vacanze. I miei pensieri si fanno più radi, eppure tumultuosi. Mi aspetta un volo, dopo che già mi sono concessa qualche giorno tra valli tutte in fiore. Cerco quel fil rouge che mi persuada a intraprendere un nuovo percorso di scrittura. Chissà se e quando lo acchiapperò. Per ora devo lasciarmi accarezzare dalla possibilità del progetto, senza altro chiedere. E anche lasciare per qualche tempo il blog, per consegnare un paio di lavori prima della partenza.

Se durante l’estate avete voglia di leggere, portate con voi il mio Parole presenti, pubblicato dalle Mezzelane. Di che si tratta? – vi chiederete. Beh, come spiegarvi… non si tratta di un romanzo ma di una raccolta di brevi prose, racconti e poesie. Insomma, ecco, se questo libro è nato è perché certe parole, per me, sono come isole. Provando a esplorarle, ho trovato la vita.

Vi accoglierò tra le pagine e ci terremo compagnia. Eh già, se scrivo è soprattutto per condividere.

Auguro a tutti un’estate luminosa.

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4 haiku sui cambiamenti climatici

Affonda il piede-

Fango, fradicia terra:

piange il ghiacciaio.

 

Se rasa al suolo

come potrai, foresta,

darci il respiro?

 

Dice il poeta:

-Vincere la natura,

che sconfitta!

 

Lui non sapeva:

oggi è al mercurio il pesce

moltiplicato.

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Frullano i raggi-

di un mese controvento

canta l’estate.

 

Così fresco il ricordo

di noi lungo il canale.

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Dichiarazione

Te lo dichiaro:

sono di pianura,

specie quando

il sambuco è

in fioritura.

Possiedo -giuro-

gambe da pianura

come in

quella canzone

veritiera.

Sul piano -vedi-

è il cielo

a dilagare.

Te lo svelo così

senza misura,

tanto per dare il via,

per iniziare.

Per iniziare cosa?

-ecco il problema-

e fino a dove

spingersi a indagare.

L’esitazione piega

la mia schiena,

in vasti campi

mi potrei smarrire.

Termino adesso quindi,

lascio stare.

Saranno vento e

acacie a dissertare,

delle risaie rane

a intervenire.

Noi giù,

frasi alle spalle

come sale.

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Temporale

Oggi nella

mia testa è

temporale.

Nuvolaglia in

capriccio

tuono

a festa.

In combutta

coi suoni

più rubelli

vibrano l’occhio

i battiti di

ciglia.

Non aspettando te

tutto vacilla

se non cado

è perché

pioggia

bacchetta.

Da galantuomo

il tempo assai

smeriglia

la scaglia ieri

rugginosa

brilla.

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I ricordi mi vedono

Un mattino di giugno, troppo presto

per svegliarsi, troppo tardi per riprendere sonno.

 

Devo uscire nel verde gremito

di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.

 

Non si vedono, si fondono totalmente

con lo sfondo, camaleonti perfetti.

 

Così vicini che li sento respirare

benché il canto degli uccelli sia assordante.

 

TOMAS TRANSTROMER (Stoccolma, 1931-2015)

Traduzione di: Maria Cristina Lombardi.

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Pixel

Non siamo stati

nell’isola spagnola

né in quella italiana

non siamo stati

in Costa Rica.

Non siamo stati,

mai.

 

Di notte non

compari

padrone è

il quotidiano

sì, quello

cartaceo

spiegazzato

anche se tu

al riguardo

ti mostravi assai

scettico e

quotidianamente

mi nutrivi

di pixel.

 

Torna, ti prego

a inondarmi d’e-

mail.

Mi urge

la tua irripetibile

emoticon

la nostra unicità

automatica

le tue parole

retroilluminate.

Di troppo

ragionate

perentorie

stampate

d’un tratto

all’improvviso

a me sottratte.

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